Cosa sono le tracce diverse?

Le verità per quanto nascoste, lasciano delle tracce, che non si possono ignorare o perdere nella memoria.
Spesso sono in percorsi diversi, contorti, ma le tracce di verità non si possono cancellare, non si possono dimenticare, e si fanno largo prima o poi anche tra vittime e dolore.
Le verità non sono mai eglatanti e altisonanti, ma piccole e quotidiane, sfidano pregiudizi e assolutismi, ma vengono sempre a galla,anche se infangate, perchè solo le bugie per quanto favolose sono costruite su castelli di carta.
Sta a ciascuno di noi rimanere con gli occhi aperti per non perdere queste tracce per essere consapevoli, e non burattini manovrati senza capacità critica.
Su questo blog c'è qualche traccia, il resto non dovete mai smettere di cercarle voi
.

mercoledì 2 dicembre 2009

Rosso pompeiano


“Il randagismo aveva dato di Pompei un’immagine pessima”. Ah, ecco. Bella la battuta del commissario delegato Marcello Fiori… pronunciata in uno dei più grossi centri operativi della camorra. Un baraccone di soldi e d’interessi agglomerato intorno al santuario della Madonna del Rosario e alla sterminata area archeologica, con poco più di cento anni di storia e di 25.000 abitanti, e che è diventato città solo nel 2004.
Con dietro una storia di abusi, di clientelismo, di degrado nella quale ha lottato eroicamente il soprintendente Guzzo, senza poteri se non quelli di tener duro il più possibile sulla tutela di un patrimonio dell’umanità. Altro che cani, che non sono altro che quelli che sopravvivono, riproducendosi a ritmo naturale, in tutte le strade di Pompei e della Campania, figuriamoci fra le domus e le insulae della città morta. Con buona pace di competemze e doveri della ASL e del Comune, che a lamentele e proposte di Guzzo avevano fatto orecchi da mercante.

Giustappunto. Perché l’area è una miniera d’oro, non solo in quanto tale, ma per l’indotto che produce. La sua desolazione può rappresentare lo stimolo per un valore aggiunto, cani compresi – anzi. E così, idea luminosa del Ministro della Cultura: “situazione di grave pericolo”, via con i commissari. Prima l’ex-prefetto Profili, che a onor del vero prosegue nel programma di Guzzo: pulizia dai randagi umani (bancarellai, bagarinai e compagnia) e innovazioni di decoro. Anche fuori dell’area veramente, con i fondi della Soprintendenza, ma tant’è. E poi Fiori, vicecapo della Protezione civile, che a Pompei si fa vedere pochissimo, perché quasi non si muove dall’Aquila.
E qui sta il punto. Fiori deve averne imparate di cose all’Aquila, in fatto di soluzioni del problema cani… compresa l’utilità dell’iniziativa mediatica, del lancio ingegnoso. Dell’evento, panacea dei nostri giorni, che attira non solo il pubblico, ma anche attori in cerca di visibilità.

Ed ecco, sparato in tutti i media, il progetto C(A)ve canem. Dietro il latino coatto c’è un colpo di genio: adotta un cane di Pompei, vincerai una giornata fra i monumenti. O l’inverso: sei qui in visita? ti diamo un cane, e se non puoi portarlo o venirlo a prendere te lo mandiamo dove vuoi, anche all’estero. Paghi uno, prendi due. In un colpo solo, dentro il turista e fuori il cane. Accessoriato di un nome da souvenir da due lire: Meleagro, Plauto, Menade, Licinio… omaggio alla cassa. E alle ortiche i doveri delle istituzioni e la tutela degli animali. Soluzione manageriale: svuotamento indolore e fruttuoso di un canile senza gabbie. Non sei contento, Meleagro? te ne vai, non so che fine farai, ma ave atque vale, addio e stammi bene. Scusa, eh… è per l’immagine.

Vorremmo tanto sapere a chi dobbiamo questo parto imprenditoriale e comunicazionale. Non ci stupisce che titolare dell’operazione sia la LAV, maestra in spot e con qualche esperienza in patrocinio di cleaning di luoghi ad alta densità canina. Stupisce che si sia portata dietro, non sappiamo bene se come comprimarie o come damigelle d’onore, le Presidenti dell’ENPA e della Lega del Cane. In entrambi i casi ci dispiacerebbe molto, perché si tratterebbe o di superficialità imperdonabile o di voltafaccia rispetto alle aspettative delle migliaia di persone che onorano il nome delle due associazioni, lavorando duro sul territorio e lottando contro l’improvvisazione, il cinismo, l’illegalità. Per non parlare delle tante altre che non si fregiano di grandi sigle – e che quindi ancora meno ambiscono al gioco dei riflettori e degli equilibri politici, ma tutelano gli animali con serietà, con coerenza e senza opportunismi. Se è uno scivolone, signore, rimediate, o diteci a che gioco giocate. Scusate, eh… non è per l’immagine, è per la sostanza.
Per inciso: su Pompei lavorano, fra le altre, due organizzazioni tedesche. L’una, Streunerfreunde Pompeji – Pro 4 Zampe Pompei, ha uno stallo abusivo in zona vesuviana in cui stazionano cani in lista d’attesa per la Baviera. L’altra, Tierschutzverein Flusentiere, sembra esser piombata in grande angoscia alla notizia del progetto. Ai protettori di Meleagro un piccolo avviso: può darsi che da oggi molta gente del luogo visiti l’antica Pompei, e che l’ami tanto da mandarci qualche amico. Se già non lo sapete.
Che peccato però che fra gli umani coinvolti in questa commedia nessuno sia arrossito. Che occasione mancata. Rosso pompeiano.


http://www.icanidipompei.com
http://www.corriere.it/animali/09_novembre_16/cave-canem-adozioni-trovatelli-pompei_6f5ad384-d2bc-11de-a0b4-00144f02aabc.shtml
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cultura/200811articoli/37955girata.asp
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/10/01/cosi-pompei-muore-di-nuovo.html
http://www.streunerhunde-am-vesuv.de/
http://www.pro4zampepompei.com/
http://www.flusentiere.de/news.php?sid=f4b9c22f4446cd64e32ba5cc2c779bc6#33

domenica 29 novembre 2009

Ucraina – Germania, il mercato dei cadaveri


Bild
Rivista rivela notizie su macabri affari
Ditta tedesca commercia in parti di cadaveri provenienti dall’Ucraina
23.08.2009
Affari macabri con parti di cadaveri : la casa farmaceutica Tutogen, con sede a Neunkirchen am Brand in Alta Franconia, in Ucraina seziona cadaveri in grande stile.
Dai molti documenti che ha in mano la rivista Der Spiegel, si desume che dai pezzi di cadaveri vengono ricavati “prodotti medici” .

Sconvolgente: in molti casi i familiari non avevano chiara cognizione di cosa accadesse in realtà ai loro parenti defunti.
I cadaveri sono stati completamente fatti a pezzi!
A quanto sembra, la ditta ha pagato a gennaio 2002 per un osso dell'avambraccio 42,90 euro, per una coscia completa pure 42,90 euro e per un sacco pericardico a seconda delle dimensioni, da 13,30 a 16,40 euro. Solo nell'anno d’esercizio 2000/01 in Ucraina sono stati utilizzati per la ditta tedesca 1152 cadaveri.

Una parente, Lena Krat di Kiev, ha riferito allo Spiegel di essere stata colta di sorpresacon la richiesta di mettere a disposizione il cadavere del padre per una donazione di tessuto. Le era stato detto che sarebbero state prelevate solo delle strisce di pelle. Ma in verità gli sono stati prelevati tendini interi, ossa e cartilagine. Lena Krat: “Se avessi saputo che avrebbero tolto tutto questo, non avrei dato il consenso”.
Il dirigente della sezione Medicina legale a Kiev, Wladimir Jurtschenko, ha confermato che a tutt'oggi vengono sezionati cadaveri le cui ossa vanno a finire alla Tutogen.
I prodotti ricavati dalle parti dei cadaveri vengono impiantati come parti sostitutive in pazienti soprattutto negli Stati Uniti, ma il loro uso pare sia messo in discussione. Dice Wladimir Jurtschenko: “Negli anni scorsi il mercato di questo settore è cresciuto facendo raggiungere giri d'affari miliardari. Se un cadavere dovesse essere completamente sezionato ed utilizzati tutti i pezzi, lavorato e venduto, potrebbe fruttare sino a 250.000 dollari”.
Tutogen si rifiuta di rilasciare un'intervista allo Spiegel e non risponde nemmeno alle domande inviate per iscritto.
Bild riassume solo il primo articolo dell’inchiesta realizzata da Der Spiegel con la collaborazione di esperti di chirurgia e di etica medica e di giuristi. I giornalisti si sono recati in Ucraina alla sede della Bioimplant, appartenente al locale Ministero della Salute e fornitrice di Tutogen. Porte chiuse alla Bioimplant come alla Tutogen, ma ottimo lavoro sulle testimonianze raccolte dietro le quinte.
Indubbia la “coercizione” esercitata sui parenti dei defunti nel momento in cui sono frastornati dal dolore: a Lena Krat, che riferisce “ero come sotto ipnosi”, fu chiesto nel 2004 di autorizzare il prelievo di strisce di tessuto dermico dal cadavere del padre “per trapiantarle su bambini ustionati”. Si insistette, le si mise in mano il formulario di donazione. Firmò. In realtà il cadavere fu praticamente smembrato, come avvenne di altri che era comunque sufficiente “tenere insieme ” fino ai funerali… “nella bara si vede solo il volto”.
La Tutogen lavora, confeziona e vende tessuti (nel termine è compreso tutto: occhi, organi, ossa, fasci muscolari…) in oltre 40 Paesi in tutto il mondo. Un acquisto del genere può essere fatto anche in Internet. Il bacino d’utenza per eccellenza è quello americano, servito dalla casa madre Tutogen Medical Inc.: contro i 30.000 impianti chirurgici annui effettuati in Germania sta il milione di interventi degli Stati Uniti, per un mercato di un miliardo di dollari.
Eppure la pratica è contestata. Secondo Klaus-Peter Günther, Presidente della Società di Ortopedia e Chirurgia ortopedica, l’uso di questo materiale non è affatto la prima scelta: in Germania lo standard sarebbe l’uso di tessuti presi dal paziente, seguito da quello di protesi in ceramica, di ossa di animali e di materiale osseo prelevato in altri interventi sostitutivi.
Ai fornitori in Ucraina va una minima parte del guadagno: pochissime decine di euro, che però per stipendi standard di 200 euro rappresentano un incremento importante…

Nessun risultato di rilevo, per ora, sul piano giudiziario: troppo scivoloso il terreno normativo per un’incriminazione per traffico di organi e tessuti. Non si è potuto procedere a Kiev sulla base della legge sui trapianti: in territorio ucraino si fanno solo prelievi… e un pugno di mosche, per ora, se la scena si sposta in Germania: nonostante la fornitura di una copiosa documentazione da parte dello Spiegel, la Procura di Bamberga non ha trovato ancora nulla che contravvenga alla normativa tedesca.
Gli accertamenti continuano. Speriamo? Speriamo.

sabato 28 novembre 2009

Io urlavo ma nessuno mi sentiva


Per 23 anni lo credono in stato vegetativo. Ma lui ascoltava e capiva
MILANO - Diagnosi errata: un uomo in Belgio, dopo un gravissimo incidente in auto, è stato curato come un paziente in coma per 23 anni. Il 46enne era però cosciente, ma a causa della paralisi non riusciva a difendersi e comunicare col mondo esterno, fino a quando il grave errore non è stato scoperto e un dottore lo ha liberato dalla sua "prigione".
SOGNI - «L'ho trascorso sognando», risponde Rom Houben, a chi oggi gli chiede come abbia potuto superare tutto questo tempo. Per 23 anni i medici lo hanno trattato erroneamente come un paziente in stato vegetativo. L'uomo, tuttavia, era quasi completamente cosciente. Per i dottori e gli infermieri della struttura della cittadina belga di Zolder, in Belgio, il paziente era stato classificato come un caso senza speranza, la sua coscienza era data per spenta. Lottatore sportivo e studente di ingegneria, il belga Rom Houben era caduto nel presunto stato vegetativo dopo un incidente in macchina nel 1983.
«HO URLATO, MA NESSUNO MI SENTIVA» - Solamente una recente analisi all'università di Liegi ha potuto far luce: Houben, in verità, in tutti questi anni era «paralizzato». Imprigionato in un corpo che non riusciva più a muovere. Le immagini di un esame hanno rivelato che il suo cervello era rimasto quasi completamente funzionale. Adesso il paziente può comunicare con l'aiuto di un computer dotato di una speciale tastiera. Quando si è svegliato dopo il tragico incidente, come ha riferito Houben, il corpo non gli ha più dato ascolto: «Ho urlato, ma non si sentiva nulla». È quindi diventato testimone impotente di medici e infermieri che hanno cercato di parlagli, fino a quando hanno rinunciato a tutte le speranze. «Mai dimenticherò il giorno in cui hanno scoperto che non ero incosciente: è stata la mia seconda nascita» scrive adesso Houben.
DIAGNOSI SBAGLIATA - Steven Laureys, neurologo dell’Università di Liegi in Belgio che ha condotto l'analisi sul caso, aveva pubblicato appena l'estate scorsa uno studio secondo il quale il numero di pazienti in stato vegetativo diagnosticati erroneamente sarebbe molto alto. Secondo gli esperti, in Europa le diagnosi errate sfiorano il 40%. Laureys e il suo team del centro di Neurobiologia cellulare e molecolare di Liegi hanno spiegato che oltre un terzo dei pazienti cui è stata formulata una diagnosi iniziale di stato vegetativo o stato vegetativo persistente mostra, in presenza di un'analisi più approfondita, segnali minimi di coscienza. Il medico ha anche messo l'accento sulla necessità di procedere con attenzione nella diagnosi di disturbi dello stato di coscienza, specie per evitare di designare pazienti sbagliati all'interruzione di nutrizione e alimentazione artificiali.
QUESTIONE DI ETICHETTE - Resta da chiedersi come sia stato possibile che l'errore a danno di Houben sia perdurato per tutti questi anni. Per Laureys si tratta di una sorta «di errore nel sistema»: «È anche una questione di "etichette" che vengono apposte al paziente», ha spiegato. Che possono fare la differenza tra la vita e la morte. «Se una persona in un letto di ospedale ha un’etichetta con la scritta "stato di minima coscienza" o "stato vegetativo", difficilmente riuscirà a toglierselo di dosso» ha confermato da parte sua Houben.
OGGI ERRORE IMPOSSIBILE - Di diverso parere il professor Giancarlo Comi, presidente dei neurologi italiani: «Oggi se si usano gli strumenti a disposizione questo errore non si rischia più. Utilizzando la risonanza magnetica si possono distinguere questi casi dallo stato vegetativo persistente». Anche riguardo alla posizione secondo cui circa il 40% delle diagnosi di stato vegetativo rischiano di essere errate, il professor Comi ha idee diverse: «Mi sembra un'affermazione azzardata. Oggi se si usano tutti gli strumenti a disposizione errori di diagnosi fra sindrome "locked-in", come quella del paziente belga, e stato vegetativo persistente non dovrebbero essere possibili. Per stato vegetativo persistente si intendono casi come quelli che hanno occupato la cronaca in Italia l'anno scorso, e che sono determinati da danni multifocali al cervello in cui a essere compromessa è anche la capacità elaborativa, in gradi diversi a seconda dei casi e del livello di danneggiamento del cervello. Il caso descritto invece è dovuto a una lesione di una struttura cerebrale che "taglia" le fibre motorie e sensitive a livello del tronco encefalico ma lascia intatta la capacità elaborativa cerebrale e la capacità di vedere e sentire».

Elmar Burchia24 novembre 2009

mercoledì 25 novembre 2009

Pro Animale a Hornberg, storia chiusa







Ricordate la questione del rifugio di Hornberg nel Baden-Württemberg, sbandierato dalla multinazionale dell’import-export come un modello dal quale imparare? riprodotto in giro per l’impero dell’organizzazione che, inseguendo la miseria degli animali, “non conosce frontiere” (et pour cause…), fino all’esempio più recente di Assisi, a edificazione e insegnamento per gli altri Paesi? difeso con vera rabbia contro i detrattori, al punto da lasciar insinuare sulla stampa italiana che le autorità tedesche sarebbero influenzate o corrotte, solo per aver voluto compiere il loro dovere? Tracce Diverse ha seguito la vicenda dall’inizio:
http://traccediverse.blogspot.com/2008/08/chiusura-tardiva-commercio-di-animali.html


Schwarzwaelder Bote
Il rifugio per animali ora è una storia conclusa

23.11.2009

Reichenbach. Il rifugio gestito in passato dall’associazione Pro Animale presso la fattoria della contrada di Reichenbach a Hornberg è ormai storia definitivamente chiusa. Venerdì scorso [23 novembre N.d.T.], nel processo presso il Tribunale amministrativo di Friburgo, l’associazione ha ritirato il ricorso che aveva presentato contro la chiusura della struttura, ordinata dall’Ufficio di Presidenza del circondario di Ortenau. Il Tribunale ha ora archiviato la causa.
L’Ufficio di Presidenza aveva ordinato la chiusura del rifugio nel luglio del 2008. Le accuse ai gestori erano pesanti. Le autorità avevano addotto una serie di motivazioni, come requisiti insufficienti quanto alla struttura e al personale e mancato rispetto delle leggi sull’importazione. Dai controlli effettuati, gli animali venivano tenuti in spazi angusti e i locali usati per la detenzione degli animali non erano autorizzati, anzi non avrebbero mai potuto ottenere l’autorizzazione. Inoltre le Autorità hanno contestato la carenza di personale professionale che potesse eseguire correttamente i compiti ad esso spettanti.
“Nemmeno nei quattro mesi di proroga concessi, la struttura è stata in grado di esibire personale idoneo”, era indicato allora nella lista di motivazioni delle Autorità. Inoltre, l’Ufficio veterinario ha verificato che non sussisteva “l’affidabilità” dell’attività come prescritto nel Tierschutzgesetz [legge federale di tutela degli animali]. “L’attività è contravvenuta alla Tierschutz-Hundeverordnung [regolamento federale sulla detenzione e l’allevamento di cani] e alle norme sull’importazione, in quanto ha importato un gran numero di cani anche da territorio asiatico”.
La Pro Animale vedeva la cosa in modo diverso. La sede centrale dell’organizzazione, a Schweinfurt, aveva presentato quindi ricorso all’Ufficio di Presidenza del governo a Friburgo nei termini di legge. In una comunicazione dell’associazione si dichiarava che nei diciotto anni d’esistenza della “fattoria” erano stati accuditi gratuitamente oltre 1000 animali di Hornberg. L’accusa di un pericolo di infezioni causate da animali importati dall’estero, l’associazione chiaramente l’ha respinta.
Nella diatriba sul rifugio era stata coinvolta anche la città di Hornberg. Il borgomastro Siegfried Scheffold propose alla Pro Animale di visionare gli atti e così sincerarsi che la municipalità non avesse a che vedere con la chiusura del rifugio. Ma la Pro Animale rifiutò l’offerta. ”Per oltre 100 cani e 40 gatti provenienti dai paesi più svariati, non c’era nemmeno una persona qualificata per la cura degli animali” ha riferito Michael Loritz, capo della Sezione per l’Ordine presso l’Ufficio di Presidenza del circondario di Ortenau. “Per questo motivo abbiamo dovuto classificare l’organizzazione Pro Animale come inaffidabile e ritirare la licenza per il rifugio di Hornberg”.
Contro il provvedimento la Pro Animale aveva presentato ricorso e in primo luogo aveva promosso azione legale contro la risposta al ricorso data dal Tribunale amministrativo di Friburgo.
E. Gräff

La Pro Animale für Tiere in Not fu fondata ufficialmente ventiquattro anni fa, dopo il consueto periodo di rodaggio in sordina, da Johanna Wothke, all’epoca insegnante nelle scuole elementari. In questo quarto di secolo si è costruita un vero impero con una rete di centri di raccolta accortamente distribuiti fra l’Atlantico, la Russia e l’Asia e affiancati da un certo numero di fondazioni – uno scacchiere assemblato con vero spirito imprenditoriale dalla Wothke, che ne è tuttora la manager-presidente. Il caso Hornberg, par di capire, rivelando verità scomode apre una di quelle piccole crepe che qualche volta fanno rovinare una diga. Che cosa abbia spinto l’organizzazione a ritirarsi, diciamo così, spontaneamente di fronte alle autorità tedesche è questione che ci incuriosisce non poco, e magari un giorno ne sapremo di più. È certo che, venendo a mancare il punto di import nel Baden-Württemberg, bisogna riorganizzare il settore…
Intanto però si incontrano in giro segni sparsi di una fibrillazione che ci sconcerta un po’:

- Hornberg ha scatenato nel mondo animalista tedesco dibattiti a non finire, liberando la voglia di più d’uno di rilasciare testimonianze inaspettate
- dall’Irlanda, dove la Pro Animale (che abbiamo incontrato come Pro Animale Ireland Ltd.) gestisce il centro di raccolta di Avalon (beh, in Irlanda… come dire “Assisi” in Italia, questione di pubblicità evocativa), dall’Irlanda dunque sono approdate nei forum tedeschi voci poco lusinghiere già circolanti e accenni velati a prossimi sbocchi in tribunale. Voci di forum, e come tali vanno prese. Però…
- … nel sito della Pro Animale, che pure ha sempre professionalmente ignorato tutto quanto non rientrasse nella pubblicizzazione dell’attività, era già comparso un inaspettato “chiarimento in seguito alle accuse” sotto la forma, un po’ ingenua per la verità, di un biglietto casalingo. Il firmatario si qualifica come antiquario tedesco esercente nei pressi del rifugio irlandese. E dichiara la sua stima per la signora Wothke, assicurando che in tredici anni ha speso nel suo negozio non più di 500 euro. ( Vedi immagini sopra)
Cosa sta dunque succedendo, per spingere la potente organizzazione a pubblicare in Germania un “chiarimento” su quelle che s’indovinano come presunte maldicenze dalla sperduta contea di Galway?

- daremmo molto volentieri il link della pagina del sito, se non fosse che il grande, ricco, articolato sito della Pro Animale für Tiere in Not: http://www.pro-animale.de/ (e anche il http://www.pro-animale.eu/) … sembra scomparso, e non da ora. Ristrutturazione?

- a proposito. Lo statuto della Pro Animale prevedeva che in caso di scioglimento dell’organizzazione o di soppressione delle sue finalità il patrimonio disponibile dovesse essere essere utilizzato solo a fini di pubblica utilità (art. 10). Il periodico della Pro Animale uscito a luglio, Sommertropfen, annuncia un’importante modifica: nel caso contemplato, il patrimonio dovrà essere trasferito a tre affiliate estere: la Fondacja Pro Animale in Polonia, la Pro Animale Austria e la Pro Animale Irlanda. Previdenza? preveggenza? riconversione? salto della quaglia… chiediamo scusa, un nuovo scacchiere?

Chi vivrà vedrà. Intanto ci consentiamo un “grazie” alle autorità del Baden-Württemberg e, però, una domanda a quelle italiane: altri animali, dai centri di raccolta che la Pro Animale già possiede qui da noi – se non sta per procurarsene di nuovi – dovranno ancora seguire la sorte dei loro simili deportati e venduti a Hornberg?


http://www.schwarzwaelder-bote.de/wm?catId=78821&artId=14449252

sabato 21 novembre 2009

Germania, il gorgo infinito dei cani scomparsi


Pubblichiamo integralmente l’articolo uscito in Tierschutz Schattenseiten del quale avevamo dato un estratto qualche tempo fa. Sulla base di dati ufficiali, vi si elabora una statistica di evidenza agghiacciante che solleva senza sottintesi la questione della sorte dei cani importati dalle organizzazioni “di protezione animale”.L’articolo è di un anno fa, e vi si legge un’atmosfera già calda per le prime dure reazioni di alcuni Paesi oggetto delle incursioni di un esercito di “salvatori” di animali. Ora che anche da noi sembra finalmente aperto il dibattito, e visto che anche ad alto livello qualcuno insiste ancora, con una pervicacia inquietante, sulle adozioni generose del popolo tedesco, ci sembra opportuno riproporlo. Per rinfrescare la memoria – a tutti.
Spariscono nel nulla oltre 300.000 cani!
Le domande sono: cosa è accaduto di questi cani? Dove sono?
9.12.2008
I fatti

  • In Germania vivono circa 5,3 milioni di cani. Questo numero si mantiene abbastanza stabile da anni. Lo confermano anche i dati dell’Industrieverband Heimtierbedarf (IVH) e.V. [associazione delle ditte di prodotti per animali]. In effetti, le vendite di cibo umido sono diminuite dell 0,4% su 342 milioni di euro e quelle di cibo secco dello 0,4 % su 374 milioni di euro. Se si calcola l’aumento dei prezzi ad unità, il numero dei cani in Germania risulta anche in leggera diminuzione.

  • Secondo i dati del VDH (Verband für das Deutsche Hundewesen) ogni anno si vendono in Germania circa 345.000 cani di razza (un terzo circa dei quali da allevamenti VDH) e circa 155.000 cuccioli meticci. Complessivamente circa 500.000 cani.

  • L’aspettativa media di vita di un cane in Germania è di circa 12 anni.
  • Sulla base del numero assoluto di 5,3 milioni di cani, ne risulta un dato di mortalità/eutanasia di 441.666,66 cani all’anno. In un’ipotetica speranza di vita media di 13,5 anni, la mortalità/eutanasia media ammonta a 392.592,59 cani all’anno.

Valori stimati

  • Si calcola che da 30.000 a 50.000 cani siano acquistati ogni anno al confine, nei mercati settimanali del Belgio e nella zona di frontiera con la Polonia e la Repubblica Ceca. Se si considera la percentuale molto alta di decessi, il 50% nei primi due mesi dall’acquisto, resta un incremento reale della popolazione canina che va dai 15.000 ai 25.000 cani.

  • Secondo una stima resa pubblica dalla stampa, fatta nel 2003 dalla dott.ssa Christa Wilczek, dirigente veterinario, capo del Dipartimento Benessere animale e Zoonosi e autrice di saggi specialistici, l’importazione di cani da parte di associazioni animaliste ammonta a circa 200.000 animali l’anno. Da allora però è aumentato drasticamente il numero delle associazioni animaliste importatrici, dei rifugi pubblici e privati coinvolti e anche dei posti di stallo. Si deve quindi considerare un volume di importazione minimo che va da 350.000 a 400.000 cani (stima di Tierschutz Schattenseiten).

Di fatto a un dato di mortalità minimo di 392.592,59 cani corrisponde un incremento teorico di 850.025 cani. Ne risulta un aumento teorico della popolazione canina complessiva in Germania di circa 457.432,41 animali all’anno.

Calcolo inverso: a un dato di mortalità massimo di 441.666.66 cani corrisponde un incremento minimo di 715.000 cani. Ne risulta un aumento teorico della popolazione canina complessiva in Germania di circa 273.333,34 cani all’anno.
Chiarimento/Valori teorici: A molti cani importati, anche a causa dello stress del trasporto e del nuovo ambiente, si conclama un'infezione già latente. Molti cani importati a causa del loro imprinting e/o loro storia precedente non riescono ad adattarsi al tipo di vita tedesco. Molti di loro, a causa di quanto appena detto, vengono qualificati come cani con problemi comportametnali non curabili e soppressi ufficialmente o ufficiosamente. Per lo meno, molti di loro scompaiono dalla scena. Naturalmente questo riduce l’aspettativa “media” di vita.
S’intende che l’aspettativa media di vita si riduce matematicamente anche a causa dell'importazione di cani anziani e malati. Molti animali, che hanno subito danni per le precedenti condizioni di vita in rifugi dell’Europa dell'Est e del Sud, in Germania vivono solo pochi anni.
Non è possibile rintracciare dati attendibili medi. Dunque, regoliamo/riduciamo di 150.000 animali all'anno le informazioni suddette sull’aumento teorico della popolazione.
Restano quindi 307.432, ma al minimo 123.000 cani all'anno, il cui destino e sorte sono sconosciuti e probabilmente rimarranno tali.
Sembra certo solo che :

  • Non vengono soppressi e smaltiti secondo la legge. Un volume di minimo 123.000 carcasse l'anno non potrebbe passare inosservato alle ditte di smaltimento e verrebbe reso pubblico.

  • Non si trovano in rifugi tedeschi, poiché questi ultimi con un volume minimo di 123.000 animali nel giro di un anno sarebbero al collasso.


  • Non vengono uccisi privatamente e sotterrati. Un numero di persone così alto non potrebbe farlo e nemmeno esistono tanti fondi privati.

  • Una parte dei cani viene probabilmente nutrita con prodotti alimentari normali e non è registrata. Ma il loro numero non è statisticamente rilevante.

In Germania spariscono annualmente tra 307.432 e 123.000 cani, senza lasciare traccia a quel che pare. La maggior parte di questi cani proviene con alta probabilità dalla protezione animale.

Quasi tutti i cani della cosiddetta protezione animale all'estero (Auslandstierschutz) sono esportati ufficiosamente, spesso illegalmente e di converso importati ufficiosamente, spesso illegalmente in Germania. A fronte di una politica non trasparente di importazione e cessione dei cani da parte delle organizzazioni per la protezione animale, sta l'inspiegabile sparizione di un numero che va sino a 307.432 cani all'anno.

Il sospetto espresso in modo sempre più incalzante da associazioni di protezione animale straniere e da istituzioni statali, che animalisti tedeschi cedano molti dei cani importati a stabulari e facoltà veterinarie, sembra si stia rafforzando. Per lo meno le associazioni animaliste tedesche, a causa del loro modo di agire, non sono in grado né di smentire questo sospetto né di confutare le accuse. E nemmeno l'invio di lettere di protesta con allegate foto di cani felicemente adottati cambia più alcunché. Non in questa misera quantità e ancora meno senza poter dimostrare la provenienza e l'identità di ogni singolo cane. Ma proprio questi ultimi dati gli animalisti non possono produrli. Non se i cani sono stati esportati e importati illegalmente.

Alle associazioni animaliste non resterà alla fine altro da fare che cambiare radicalmente il proprio modo di agire e intraprendere con le autorità competenti una comunicazione piuttosto che un confronto. Fino ad allora le autorità sono costrette a impedire le esportazioni di animali randagi.

Fonti dei valori riportati:
Verband für das Deutsche Hundewesen (VDH): http://www.vdh.de/alles_fuer_medien/daten_und_fakten_zahlen_zur_hundehaltung_und_zucht.php
Industrieverband Heimtierbedarf (IVH) e.V.: http://www.ivh-online.de/de/home/der-verband/daten-fakten.html

http://www.tierschutz-schattenseiten.com/index.php/artikel-aus-2008/1394-ueber-300000-hunde-spurlos-verschwunden


venerdì 13 novembre 2009

Adottatoooo!!



Gira ovunque, come da richiesta, l’ennesimo appello degli intrepidi volontari (di che?) usi a sbarazzarsi dei pelosetti del Sud gettandoli, inconsapevolmente o meno…, tra le grinfie di chiunque, per poi gridare a tutti la loro disperazione. La loro. In attesa, ovviamente, della prossima spedizione.
I nomi li sappiamo, ma è inutile pubblicarli: sono intercambiabili con cento, mille altri.



Inviato: martedì 10 novembre 2009
Oggetto: fate girare, cane affidato... non si sa che fine abbia fatto


Ragazzi vi prego fate girare è urgente, a tutti i vs. contatti, il cagnolino che vedete nella foto, si chiama RUDY incrocio spinone color miele, ha circa 3-4 anni, maschio castrato, microchip n. 985121011821617, tale cagnolone in data 9/09/08 è stato dato in adozione (no comment) ad un tale extracomunitario Sig. T. C. Jr. C., residente in Trecasati [Trecasali N.d.R.] prov. di Parma, questo tizio quando è stato chiamato per il controllo post affido, dopo mesi e mesi di inutili e reiterate telefonate, anche perché era sempre fuori casa per lavoro e sosteneva che il cane fosse con lui, ha risposto con parole poco gentili anzi imprecando con parolacce alla volontaria A. che voleva sapere del cane sostenendo che lo aveva regalato!… A. è disperata, non sa che fare non sappiamo se il cagnolone è scappato, oppure adottato da altre persone (volesse il cielo), o addirittura ospite in qualche struttura, vi prego non vi costa nulla fate girare non si può mai sapere se qualcuno ricorda qualcosa o addirittura è entrato in contatto con il cane, siamo tanti e copriamo tutto il territorio nazionale, Rudy potrebbe essere ovunque.Vorremmo solo sapere che RUDY ha una famiglia che lo ama ed è felice!Se può essere di aiuto quando è stato dato Rudy, contestualmente è stata affidata sempre a questo tale una femmina di nome Stella incrocio pastore, della quale però al momento non ho microchip, se sono girovaghi dovrebbero essere insieme…per qualsiasi cosa rivolgersi a [...]


Lasciamo i commenti ai chi legge, limitandoci a osservare che:

- chi, dopo più di un anno, ha lanciato l’appello è una nota e pervicace spedizioniera che, a una semplice ricerca su Google, ci riversa addosso ancora oggi un profluvio di cani sparati a raffica dal Napoletano verso luminosi destini
- la persona in questione non sa neppure esattamente come si chiami il luogo dove sono stati affidati (si fa per dire) ben due cani. E già, staffetta dopo staffetta… come si fa a saperlo, e perché chiederselo?
- il cane di cui si dà il chip risulta tuttora nell’anagrafe canina della Campania, sia pure con l’aggiunta di un sibillino “fuori Regione”. Il che vuol dire che non è stato mai registrato nell’anagrafe dell’Emilia Romagna, e buonanotte alle norme, ai moduli di affido e ai rigorosi controlli pre e post, che farebbero ridere se non ci fosse da piangere.
- quanto all’altro cane, lasciamo perdere… salvo osservare che, toh, dalla foto sembra far parte di un gruppo di cani di strada…
- in ogni caso, non si vorrebbe procedere minimamente contro il cosiddetto affidatario… già, bisognerebbe interpellare le autorità, e con quali conseguenze? Per cui, si vorrebbe solo sapere che Rudy ha una famiglia che lo ama ed è felice. Un dettaglio.
- non continuiamo, sono aperti i giochi: quante altre ne trovate?

Se è ingenuità, è un’ingenuità criminale. Se non lo è, inutile parlarne. Auf Wiedersehen.
Ma una cosa vorremmo saperla, e da tempo: ragazzi, giovani o stagionati che siate, ma i soldi e il tempo per battere l’Italia in lungo e in largo, in alto e in basso, per coprire, come dite, tutto il territorio nazionale… chi ve li dà? O è questo il lavoro di cui vivete?




venerdì 30 ottobre 2009

Germania, le pulizie continuano


È da un po’ che questo blog sembra occuparsi quasi esclusivamente di fermi di carichi di cani spagnoli in Germania. Non dipende tanto da noi, quanto piuttosto dalla pervicacia dei trafficanti e soprattutto da quella delle istituzioni, che a quanto pare hanno deciso – almeno lì – di affrontare il problema. E se i media hanno deciso a loro volta di battere in breccia con un lavoro eccellente, beh, una ragione ci sarà. Per quel che ci riguarda, se parliamo tanto della Germania è perché pensiamo sia ora di parlare dell’Italia…
Stavolta c’è voluto qualche giorno per capire esattamente cosa stesse succedendo. Tutto è cominciato con un gran fermento nei forum, che hanno fatto circolare la vibratissima protesta indirizzata dall’austriaca Tiroler Tier Engel alle autorità di Düsseldorf (capitale del Nordreno-Westfalia) contro il fermo in zona, il 25 ottobre, di 41 cani stipati nel solito “autobus da trasporto” della Pet Line, un’azienda che ha fondato la sua fortuna su questo settore d’attività (anche se in questo periodo, per la verità, gli incidenti di percorso non sono pochi). E passi che si scriva dal Tirolo in Westfalia per un trasporto dalla Spagna. Se non fosse che tra i forum fanno la spola utenti svizzeri. E che il suddetto tirolese chiede che cosa insomma non andasse nel carico, per poter informare i colleghi di Spagna, Grecia e Italia. Quando si dice un successo europeo… forse perché l’atmosfera è ormai decisamente infuocata e il danno comincia a farsi sentire? o perché, come pare dal tam tam degli internauti, prima di quella sosta di vendita ce n’erano state altre due o tre, il che fa dedurre che: 1) il numero di cani trasportati era ben superiore 2) ognuna di quelle soste rappresentava una distribuzione della merce a 360 gradi verso altri Paesi?
Non sarebbe mica una novità… né per i cani spagnoli, né per quelli italiani o greci o rumeni o turchi. Se c’è un’idea dalla quale bisogna liberarsi, è che i traffici si svolgano in linea retta.
Sta di fatto che, prima di approdare in rete, la risposta delle autorità di Düsseldorf, secca e circostanziata, è circolata per fax in mezza Europa. Eccola.

Bloccati trasporto e consegna di 41 cani

I quattrozampe provenivano dalla Spagna. Indicazioni della proprietaria di un cane hanno permesso all’Ufficio per la tutela del consumatore di intervenire.

Domenica 25 ottobre l’Ufficio per la tutela del consumatore insieme all’ufficio di Polizia comunale ha fermato un trasporto di animali dalla Spagna in condizioni catastrofiche, in un parcheggio presso il lago di Unterbach. Là doveva avvenire la consegna di 41 cani a futuri nuovi proprietari. L’indicazione di questo appuntamento era stato dato dalla proprietaria di un cane. “Tra i 41 cani c’erano dodici cuccioli alcuni dei quali al disotto dei due mesi, animali appena operati e anche palesemente malati”, ha riferito il direttore dell’Ufficio per la tutela del consumatore Peter Steinbüchl.
Le condizioni di trasporto erano catastrofiche per tutti i cani. Alcuni animali erano manifestamente malati, come un cucciolo con diarrea emorragica. Una parte dei cani erano rinchiusi in box piccoli e avevano viaggiato verso la Germania per un minimo di due o tre giorni, come carico assemblato in diverse località spagnole. Nel bus c’era un puzzo incredibile di feci ed urine, gli animali hanno dovuto resistere almeno due giorni nei box. I veterinari dell’Ufficio per la tutela del consumatore addetti al controllo hanno potuto verificarlo dalle certificazioni sanitarie di buona salute che li accompagnavano.
L’autista del bus, tedesco con documenti spagnoli, ed il suo accompagnatore spagnolo non apparivano affatto impressionati dalla sofferenza dei cani. L’autista si è qualificato come esperto di cura degli animali e coorganizzatore del trasporto.
Al luogo di consegna si erano trovati circa quaranta acquirenti provenienti da varie parti del Paese, tra cui famiglie con bambini in felice attesa di un cucciolo. “Queste persone non possiamo accusarle di nulla, poiché erano convinte che fosse tutto a norma”, ha sottolineato il dr. Peter Steinbüchl.
Il motivo della segnalazione da parte della proprietaria di animali era che si era dichiarata disposta ad accogliere un cucciolo della stessa ditta in un trasporto precedente. Nonostante le fosse stato assicurato che si trattava di un cane in buona salute, il cucciolo era talmente malato che sono state necessarie molte visite veterinarie.
La donna, amante degli animali, ha potuto dare molti dettagli precisi, tra cui quale ditta organizzava questi trasporti e di quale mezzo si trattava (scuolabus trasformato e riadattato), ed anche la targa. Secondo l’Ufficio per la tutela del consumatore questo tipo di trasporto cozza contro la legge europea sulla protezione animale. Non avrebbero per esempio potuto affatto trasportare cuccioli in quelle condizioni. Inoltre sono saltati agli occhi i documenti stilati per l’associazione denominata “Welpenhilfe”. Il vaccino antirabbia è stato effettuato troppo presto, i cani erano accompagnati da una certificazione di buona salute falsificata datata 04.02.2009. I cuccioli erano però nati il 1° luglio ed il 19 agosto 2009.
Lunedì 26 ottobre i veterinari dell’Ufficio tutela del consumatore hanno consegnato 14 cani che erano in condizioni di salute accettabili e che, stando ai documenti, si presentavano in regola con le normative sulle zoonosi.


Qualche dato in più, con qualche spunto di riflessione, l’ha offerto il Rheinische Post di Düsseldorf. Spunti indirizzati ovviamente a un pubblico tedesco, ma molto utili anche per noi. Per esempio: i cani dovevano essere venduti a un prezzo che arrivava a 280 euro, con un utile complessivo [solo per i 41 cani fermati, N.d.R.] di circa 10000 euro. Per cani meticci, aggiungiamo noi che tra l’altro vorremmo tanto sapere se ad aspettare in quel parcheggio ci fossero soltanto le ormai famose famigliole con bambini che saltano fuori ogni volta che si ferma un carico.
È pur vero che si aggiunge che “Gli animali non devono essere assolutamente acquistati per pietà, perché in questo modo si va solo ad alimentare un commercio senza scrupoli”, e grazie per averlo notato, anche perché si dà tranquillamente atto di una realtà arrogantemente negata da parte dei soliti benefattori di animali: i canetti, canuzzi, pelosetti prelevati per salvarli sono destinati alla vendita, e tanti saluti alla favoletta del rimborso spese…
Ora qualcuno ci dica se c’è una pur minima differenza fra il traffico di cuccioli dall’Est, prodotti per la vendita e trasportati illegalmente, e il traffico dei randagi, prelevati (e fors’anche prodotti) per lo stesso scopo e trasportati nello stesso modo. La diciamo noi la differenza, e non ci stancheremo mai di dirla: il traffico di randagi è molto, ma molto più conveniente e chi fa finta di non vederlo è molto, ma molto più cinico.
Il buon dottor Steinbüchl, direttore (non a caso) dell’Ufficio per la tutela del consumatore, informa che “la Spagna e la Grecia sono i paesi principali da cui vengono portati cani in Germania”. Si guardi meglio intorno, Herr Steinbüchl, lei che opera nel Nordreno-Westfalia, uno dei Länder in cui più si riversa il flusso enorme di cani, cuccioli, vecchi, malati, di cui l’Italia si sbarazza così volentieri fingendo di accettare la promessa del paradiso. È vero che spariscono in fretta… forse per questo le sono sfuggiti.

http://www.duesseldorf.de/presse/pld/d2009/d2009_10/d2009_10_28/09102611_160.pdf
http://www.verlassene-pfoten.de/wbb2/thread.php?threadid=18084&threadview=0&hilight=&hilightuser=0&page=1
http://www.rp-online.de/public/article/duesseldorf-stadt/775442/Transporter-mit-41-Hunden-gestoppt.html

fotogallery:
http://www.animal-health-online.de/klein/2009/10/29/bilderstrecke-hundetransport-aus-spanien/4559/

martedì 13 ottobre 2009

Comunicato dell’on. D. Scilipoti: traffico di randagi


Animali. Scilipoti (IDV): Furgoni dell’orrore strapieni di randagi, prelevati da canili lager

Roma 12.10.09. “Il traffico illecito di animali randagi è un problema che sta interessando sempre di più il nostro Paese”. Così, l’On. Domenico Scilipoti in riferimento al traffico di animali. “Migliaia di animali – prosegue il deputato IDV – ogni anno spariscono nel nulla destinati per lo più a diventare cavie da laboratorio, utilizzati per ogni sorta di esperimento; solo gli esemplari più belli vengono messi in vendita su internet, mentre quelli più aggressivi sono reclutati per i combattimenti. Per arginare il fenomeno chiedo l’applicazione della legge quadro 281/91 (art. 4), che impone ai sindaci di spendere una parte delle entrate statali che arrivano alle regioni, per effettuare le sterilizzazioni; ed ancora la microchippatura dei cani e la registrazione all’anagrafe canina, pratica questa che da noi viene quasi completamente ignorata, ed in caso di inadempienza, chiedo sanzioni per i responsabili. In merito al ddl già esistente, che identifica come reato solo l’importazione di cuccioli dall’Est Europa, ma che non prende minimamente in considerazione tutto il traffico di randagi in uscita dall’Italia, chiedo che la legge preveda misure più severe in materia.
E’ impensabile – conclude Scilipoti – fare leggi a metà, se il reato viene identificato, bisogna punirlo in tutte le sue forme, basta speculazioni sempre in nome del dio denaro!”.

domenica 11 ottobre 2009

Germania, grandi pulizie d’autunno


Decisamente, la vita diventa complicata per certa gente in Germania. Ormai arriva una notizia al giorno, e quasi sempre dal Baden-Württemberg, il Land di confine con la Francia e (per noi) con la Svizzera, a un passo dall’Austria. Per intenderci, il Land del rifugio di Hornberg della Pro Animale. Non abbiamo finito di commentare il fermo del carico spagnolo di Offenburg e già si torna in argomento, sempre a proposito di deportazioni (così si chiamano). Con l’aggiunta di qualcosa che ricorre ormai con una certa frequenza in più Länder tedeschi: la scoperta che nelle nostre imprese di import-export accade che si arrotondi, si storni e si ricicli in quantità variabili, a seconda del volume di affari e del conseguente potere di comunicazione di cui si dispone.
Dobbiamo ringraziare qui Animal Health Online (AHO) per il suo puntualissimo e sensibile lavoro d’informazione.


"Animalisti" denunciati per truffa sulle offerte e maltrattamento di animali

7.10.2009

Ulm (Baden-Württemberg) - La Procura di Ulm ha comunicato in questi giorni di aver sporto denuncia penale presso il giudice del tribunale di Geislingen, contro tre persone del direttivo di un'associazione animalista con sede nel circondario di Göppingen – [Tiehort Deggingen, che gestisce il rifugio] Tierherberge Donzdorf – per nove casi di sospetta truffa in esercizio associativo. La presidente 38enne Martina Heinzmann e il suo vice 57enne Michael Janovich sono anche accusati di maltrattamento di animali.
Dall'autunno 2006 sino almeno al marzo 2009 - così l'accusa - gli indagati hanno chiesto offerte con la foto di un certo cane, sia sul sito web dell'associazione sia con manifesti, in cui veniva falsamente asserito che il cane era molto malato e doveva essere operato con urgenza. In verità invece il cane stava benissimo, tant'è che già nell'estate del 2008 era stato dato in adozione ad una nuova proprietaria. L'associazione ricevette da diverse persone poche migliaia di euro, riferisce la Procura.
L'accusa di maltrattamento di animali è dovuta al fatto che i due del consiglio direttivo si sono recati in Spagna con un camioncino sul quale avrebbero poi caricato circa 100 cani in gabbie di metallo sul cui fondo avrebbero messo solo dei teli. Durante il viaggio di ritorno, durato almeno 17 ore, con un caldo atroce e senza aria condizionata, i due accusati non avrebbero dato agli animali né acqua né cibo. Inoltre, i cani hanno dovuto espletare i loro bisogni nelle gabbie. Gli animali a causa di questo viaggio sono rimasti talmente traumatizzati, che hanno sofferto di stress da viaggio per diversi giorni.
Gli accusati non hanno replicato a nessuna delle imputazioni.
Per un caso simile nell’aprile 2009 un commerciante di cani di Geisligen an Steige è stato condannato a due anni di reclusione con la condizionale per frode e maltrattamento animale. L’uomo, 54enne, aveva prelevato animali in Ungheria trasportandoli in condizioni indegne, come quelle di cui sono accusati gli animalisti nel caso attuale. In seguito vendeva gli animali, in parecchi casi malati, a prezzi competitivi.

http://www.animal-health-online.de/klein/2009/10/07/tierschutzer-wegen-spendenbetrugs-und-tierqualerei-angeklagt/4491/


Bella protezione animali, eh? Fa bene AHO a usare le virgolette (come già le aveva usate per il carico di Offenburg): morde più di una pagina di requisitoria. Ma ancora meglio fa quando mette nella stessa classe di traffici questi “animalisti” e certi importatori dall’Est. Finalmente qualcuno – in Germania, badate bene – dice che per motivi, modalità, finalità si tratta della stessa, stessissima cosa, e quanto vorremmo che ci leggesse chi sta lavorando per la ratifica della convenzione di Strasburgo e l’introduzione, Frattini dixit, del “reato di traffico illecito di cani e gatti” (quello lecito qual è…?).
Ecco la replica di Tierhort Deggingen, uscita l’indomani. Per brevità omettiamo le parti, identiche nell’articolo di AHO, che riportano il comunicato della Procura.

Truffa sulle offerte e maltrattamento di animali?

8.10.2009

[Sulle due accuse:] "Entrambe le cose non sono veritiere", dice Marina Heinzmann alla Stuttgarter Zeitung. Ritiene sia una "sfacciataggine" che le autorità rendano pubbliche notizie senza attendere la presa di posizione degli accusati. La documentazione relativa verrà consegnata al massimo entro oggi al tribunale. Non riesce proprio a capire come la Procura possa "screditarli" in questo modo.
[Sulla raccolta di offerte per un cane già adottato:] Le offerte, la Procura parla di "poche migliaia di euro", sono state trattenute.
Martina Heinzmann non nega l'appello. "Tuttavia il cane non stava bene. Soffriva di una forte artrosi, cosa che possiamo provare con le radiografie", dice. I dolori sono stati curati con dei medicinali e la malattia è stata bloccata, per cui sinora non è stato necessario un intervento. "Quando l'anno scorso abbiamo dato in adozione il cane, alla nuova proprietaria abbiamo spiegato che i soldi raccolti sono a disposizione per un eventuale intervento", così la Heinzmann. Nel frattempo però sono stati restituiti a coloro che li avevano versati.
La presidente respinge anche l'accusa di maltrattamento di animali mossa anche al suo vice. "L'accusa secondo cui siamo andati in Spagna ed abbiamo caricato e trasportato in Germania 100 cani, in condizioni pessime e senza acqua né cibo, è semplicemente falsa". Lei personalmente non c'era in questo viaggio. Inoltre, dice la Heinzmann, si sono trasportati solo 42 cani e rispettando le leggi. "Ci sono una dozzina di testimoni".
La Heinzmann non riesce a comprendere il motivo della denuncia della Procura. "Ci sono persone per le quali rappresentiamo una spina nel fianco e non si lasciano sfuggire occasione per darci fastidio".
http://www.stuttgarter-zeitung.de/stz/page/2229371_0_9223_-bei-spenden-betrogen-und-tiere-gequaelt-.html


La difesa, come sbagliarsi, è alla “facciamo finta di non capire”. Però è legittima. Lo è meno l’arroganza dei toni, che come al solito sono l’altra faccia di quelli strazianti usati per la raccolta di offerte e la pubblicizzazione degli animali. I fans della Pro Animale, almeno, questi toni (e anche di peggiori) nei confronti delle istituzioni tedesche li avevano riservati per articoli usciti in Italia (http://traccediverse.blogspot.com/2009/07/tentacoli-sullumbria-3.html )...
Ma per completezza, visto che scriviamo in Italia: Tierhort Deggingen in dieci anni si è fatta un volume di attività che abbraccia la Spagna, l’Ungheria (capito il riferimento all’importatore?) e anche il nostro Salento. Da tempo. Con storie di carichi fermati già nel 2004 (guardatevi “Canili italiani” in http://www.bairo.info/traffici.html ). Con un saldo rapporto, vivo e attuale, con la zona di Taranto (a proposito di offerte e toni strazianti, uno dei viaggi “di soccorso” più recenti: http://www.tierforum.de/t19815-hilfe-fuer-hunde-aus-sueditalien-todesgefahrt-drohnt-viele-schon-gestorben.html ). E, ovviamente, con una sentita adesione al trust della CICTO (http://traccediverse.blogspot.com/search?q=sturmtruppen ). Dobbiamo dire altro…?
Certo che se non è vero che tutto accada nel Baden-Württemberg, è però vero che nel Baden-Württemberg si è capito che molte strade passano di lì e si è cominciato a fare molta attenzione:

37 cani provenienti dalla Spagna: autorità veterinarie e polizia hanno controllato un camioncino

8.10.2009

Karlsruhe (Baden-Württemberg) - Domenica scorsa è stato controllato dall’autorità veterinaria di Karlsruhe e dalla polizia un camioncino con 37 cani a bordo, nel momento in cui uno dei cani stava per essere ceduto, in un parcheggio, ai suoi nuovi proprietari.
Il mezzo, che trasportava cani dalla Spagna per conto di diverse organizzazioni di protezione animali, era già in viaggio da ben 18 ore. Il Comune accusa sia il trasportatore sia le associazioni animaliste coinvolte di tutta una serie di mancanze relative alle norme sulla protezione animale e sulle zoonosi. Quattro cani sono stati sequestrati per mancato rispetto delle disposizioni sulla profilassi antirabbica. Per un altro cane, ritenuto "non in condizioni di poter viaggiare", è stato vietato il proseguimento del trasporto.

http://www.animal-health-online.de/klein/2009/10/08/37-hunden-aus-spanien-veterinaramt-und-polizei-uberpruften-kleinlaster/4500/


Ma questi sono spiccioli, sintomi occasionali di qualcosa di molto più grande e insospettato finora, anche perché lo si è saputo tenere ben nascosto sotto fiumi di lacrime e di melassa: l’abbiamo già detto più volte, e intanto lo si è ben capito nella Renania-Palatinato, un altro Land molto attento.

“Intenti di truffa”: dubbi sulla gestione dei fondi dell’associazione Aktion Tier

9.10.2009

Amburgo - Dieci anni dopo la scandalo delle offerte del Deutsches Thierhilfswerk (DTHW), solo una piccola parte degli incassi dell'associazione che ne è nata succedendogli, Aktion Tier, viene destinata direttamente alla protezione animale. Lo riferisce il giornale Der Spiegel. Dalle informazioni venute in possesso della rivista, negli ultimi tre anni solo il 20% dei circa 12 milioni di euro di offerte e quote associative è andato a favore di rifugi o altri soggetti cooperatori dell’associazione . Da ricerche dello Spiegel, una buona parte del denaro, circa 6 milioni di euro, finisce nelle mani di due uomini d’affari e delle loro società, che si occupano di informazione sulle problematiche della condizione animale. Per la Direzione di Vigilanza e Servizi (ADD) della Renania-Palatinato, che tiene sotto il microscopio le associazioni come Aktion Tier, ci sono "dubbi circa un uso delle donazioni corretto e conforme allo scopo". Inoltre, sia l’ADD sia il tribunale amministrativo di Treviri ritengono dubbi anche i soggetti cooperatori di Aktion Tier. Sussistono indizi di “intenti di truffa”, spiega la sentenza del giudice. L'ex-capo del DTHW aveva truffato l'associazione per oltre 50 milioni di marchi sino al 1999.

http://www.animal-health-online.de/klein/2009/10/09/verschleierungsabsichten-zweifel-am-umgang-mit-vereinsgeldern-der-aktion-tier/4508/
http://www.spiegel.de/spiegel/vorab/0,1518,653011,00.html
Notizie correlate:
http://www.animal-health-online.de/klein/2009/08/25/aktion-tier-menschen-fur-tiere-ev-stellt-mitgliederwerbung-in-rheinland-pfalz-ein/4306/
http://www.animal-health-online.de/klein/2004/10/26/bgh-bestaetigt-haft-wegen-millionenbetrug-bei-tier/1884/

Aktion Tier – Menschen für Tiere, associazione dalla storia complicata e dai rapporti intricatissimi, non è la prima ad aver attirato l’attenzione dell’ADD del Land, che negli ultimi anni ha bloccato la raccolta di offerte della Tierschutzliga in Deutschland e di altre simili organizzazioni. Una buona ragione per aver mosso Der Spiegel? Come la Tierschutzliga, ha una rete di canili che copre tutta la Germania. Come altri, ha partner nei Paesi europei, con una preferenza per l’Est. Ha “progetti” in territorio spagnolo. Ma siccome “la miseria degli animali non conosce confini”, ha una bella base in Bolivia. Sì, in Bolivia.

“Animalisti” di casa nostra, amici di questi missionari infaticabili, non disperate. Un giorno ci arriverete anche voi. Attenti però: la Germania ha molte cose da insegnarci, e non sono quelle gridate ai quattro venti da loro e da voi.

venerdì 2 ottobre 2009

Spagna – Germania: sola andata, senza scalo


Pieno zeppo, cani al collasso: la polizia ferma il trasporto, sovraccarico di cani, di un’organizzazione di “protezione animali”

22.9.2009

Offenburg (Baden-Württemberg) – Un controllo della polizia fatto venerdì scorso sulla A5 ha trovato nel cassone del camion sovraccarico di un’organizzazione di protezione animali 42 cani stremati, tra i quali dodici cuccioli e alcuni animali in giovane età, fra i cinque mesi e l’anno. Stipati in piccole gabbie, i quattrozampe erano in viaggio già da trenta ore. I 42 cani, provenienti da Spagna e Portogallo, erano destinati a canili sparsi in tutto il territorio federale, come ha comunicato lunedì la polizia. Prima che gli ultimi animali fossero depositati alle loro rispettive mete, sarebbero passate altre dieci ore. Uno dei cani avrebbe dovuto essere scaricato ad Amburgo. Per di più alcuni animali mancavano delle vaccinazioni prescritte. La polizia ha scortato il camion al rifugio di Offenburg, dove gli animali sono stati posti sotto osservazione dall’autorità sanitaria.
“I cani erano debolissimi e allo stremo della sete, dovevamo dar loro acqua senza sosta” dice la direttrice del canile nell’Offenburger Tagblatt. Tre animali terribilmente spaventati hanno dovuto per prima cosa essere separati dagli altri. “Un cucciolo era in ipotermia, probabilmente a causa dello stress”, ha riferito nell’intervista al giornale. La direttrice era fuori di sé: “Alcuni animali hanno le mammelle infiammate, dal che si desume che sicuramente hanno tolto loro i cuccioli". "Alcuni cani, soprattutto molti cuccioli, restano da noi ancora per un po’, finché non sarà terminato il periodo necessario per le vaccinazioni e le cure veterinarie", ha detto Uwe Dindas, presidente del rifugio, in un comunicato stampa.
Dato che il camion era sovraccarico all’eccesso, si è dovuto caricare una parte degli animali su un altro mezzo. Solo allora è stato dato l'ok per proseguire il viaggio, hanno riferito i volontari del rifugio. Da quanto presuppone Uwe Dindas, questo camion fa questi viaggi regolarmente. In molti Paesi del Sud non esiste una protezione animale pubblica a certi livelli. Ecco perché ci sono animalisti che vanno lì a prendere cani. Tuttavia il problema spesso viene solo spostato da un Paese all'altro. Il gran numero di cuccioli, come in questo caso, indica chiaramente che si vanno a prendere gli animali su ordinazione. "E da noi una parte dei cani resta per anni nei rifugi, perché la gente preferisce un cucciolo come questi", dice Dindas. Per lui questa è una concezione davvero singolare della protezione animale.

http://www.animal-health-online.de/klein/2009/09/22/vollig-uberladen-hunde-vor-dem-kollaps-polizei-stoppt-uberladenen-hundetransport-aus-sudeuropa/4428/


La notizia, che non è certo la prima del genere, ha avuto una certa eco fra gli animalisti spagnoli: nello schieramento quasi granitico di coloro che si affidano completamente a organizzazioni straniere (la Spagna è un serbatoio senza fondo per le esportazioni) cominciano a levarsi voci di dubbio e sorgono dibattiti.

Nel forum spagnolo ASH, sulla base di informazioni che sarebbero state assunte presso le autorità veterinarie incaricate dei controlli sul carico, si dichiara che:


- il carico è stato organizzato da un’associazione tedesca molto conosciuta (della quale però non è a tutt’oggi uscito il nome, nemmeno nella discussione molto accesa che segue la notizia nella fonte tedesca, N.d.R.)
- molti cuccioli sono rimasti in quarantena presso il rifugio, perché la loro età non corrisponde a quella riportata sui documenti. Alcuni cuccioli viaggiavano con una cagna che però non era la loro madre, espediente frequentemente usato per permettere l’espatrio di cuccioli di età inferiore ai tre mesi e non vaccinati
- il carico proveniva dal Portogallo e aveva a bordo un solo cane spagnolo
- sono stati denunciati sia i conducenti del camion, sia i canili che aspettavano i cani, sia l’associazione organizzatrice del trasporto. Varie le imputazioni a carico dei conducenti: mancata effettuazione delle soste obbligatorie, assenza dello spazio di riposo per gli autisti in cabina, mancato rispetto delle norme di tutela degli animali trasportati e infine… traffico di animali.

http://animalessinhogar.naturalforum.net/foro-general-f4/transporte-de-perros-42-perros-t30314.htm?sid=037045973046b065578bc76f9ea55659