Cosa sono le tracce diverse?

Le verità per quanto nascoste, lasciano delle tracce, che non si possono ignorare o perdere nella memoria.
Spesso sono in percorsi diversi, contorti, ma le tracce di verità non si possono cancellare, non si possono dimenticare, e si fanno largo prima o poi anche tra vittime e dolore.
Le verità non sono mai eglatanti e altisonanti, ma piccole e quotidiane, sfidano pregiudizi e assolutismi, ma vengono sempre a galla,anche se infangate, perchè solo le bugie per quanto favolose sono costruite su castelli di carta.
Sta a ciascuno di noi rimanere con gli occhi aperti per non perdere queste tracce per essere consapevoli, e non burattini manovrati senza capacità critica.
Su questo blog c'è qualche traccia, il resto non dovete mai smettere di cercarle voi
.

martedì 7 luglio 2009

Fare affari a spese degli animali stranieri


Nel 2007 l’Internationaler Zusammenschluss für Tierschutz (Unione Internazionale per la Protezione degli animali) lanciò alle associazioni tedesche un richiamo durissimo e accorato, che fu reso noto in una prima traduzione italiana dal Gruppo Bairo (http://www.bairo.info/forumtedesco0307.html ).
Erano in corso, come si vedrà, feroci polemiche lanciate dalle organizzazioni che videro fermare dai NAS, al porto di Ancona, due camion carichi di cani provenienti dalla Grecia e destinati a loro.
In una fonte diversa da quella che usiamo qui si aggiunge che nelle mailing list tedesche si fece girare la voce che i cani sequestrati sarebbero stati uccisi.
Nell’appello, che fece il giro del web, c’era una domanda: “Quanto siamo diventati corrotti col passare del tempo?”.
Sono passati due anni. Ci chiediamo: è cambiato qualcosa da allora?


Fare affari a spese degli animali stranieri

Perché aiutate tutti gli animali all'estero, ma non muovete un dito per i vostri propri animali che sono nei laboratori di ricerca tedeschi? Quelli li lasciate al loro destino.
Vi faccio una domanda: credete che tutti gli animalisti che vanno a prendere animali all'estero, lo facciano per puro amore verso gli animali? Non potrebbe darsi che ci sia qualche pecora nera che qui pratica regolare commercio e vende animali ai laboratori? Non potrebbe darsi perfino che qui ci sia una vera e propria zoomafia?
Se non lo credete, siete degli ingenui.
Credete veramente che le migliaia di animali che vengono importati dall'estero in Germania, molti senza vaccini e senza microchip, trasportati in modo assolutamente indegno, finiscano a famiglie private?
I rifugi sono già pieni di animali nostri che non hanno quasi possibilità di essere adottati. Ma cosa succede a una parte non indifferente degli animali stranieri che arrivano in Germania e che spesso, dopo qualche giorno dall'arrivo, non si ritrovano più? Pensateci.
E perché i rifugi stranieri da cui provengono gli animali non ricevono dimostrazione di dove i loro animali sono finiti? Se "animalisti tedeschi puliti" danno in adozione un animale, controllano con precisione dove va a finire il proprio animale. Si hanno sempre prove di dove si trova.
Perché alle persone che danno ai tedeschi degli animali non si danno le prove?
Svegliatevi per favore... Con la protezione animale all'estero si fanno i soldi, per quanto si affannino a negarlo le organizzazioni che seguono questa pratica. Non tutti, ma molti lo fanno, e per giunta sotto la copertura del grande, oh, così grande amore per gli animali.
Quanto siamo diventati corrotti col passare del tempo?
E noi che abbiamo scelto la strada giusta chiudiamo gli occhi perché non vogliamo sapere cosa succede veramente, mettiamo la testa sotto la sabbia, diamo grandi somme di denaro per i tantissimi animali che sono da portare urgentemente da tutto il mondo in Germania.Chi può ancora distinguere in tutto questo la verità dalla menzogna?
Chi lavora in modo trasparente dimostra dove sono finiti gli animali, non ha nulla da nascondere. Coloro che non lo fanno, sono persone estremamente sospette e gli animalisti all'estero hanno ragione se dubitano della serietà di questi animalisti tedeschi – o, come dovrebbero meglio essere definiti, di questi commercianti di animali.
Secondo il Regolamento europeo 998/2003 si possono esportare al massimo 5 animali, ma solo per scopo privato: tutto ciò che esula da questo è commercio. Chiunque esporti animali a camionate è quindi un commerciante di animali. Se lavora in modo legale, ha l'articolo 11, è registrato presso gli Uffici di controllo e l'Intendenza di Finanza della sua città. Se non è registrato, è un commerciante di animali illegale.
È accaduto di frequente che all'estero siano stati bloccati trasporti. Spesso gli animali venivano trasportati in modo davvero pietoso - perdite già calcolate.
Il fatto che questi animali siano stati riportati al luogo di partenza è stato più che giusto. Non comprendiamo le proteste che girano nelle liste animaliste di internet. Ogni persona che abbia un po’ di giudizio dovrebbe dirsi: "Allora devono organizzare i trasporti in modo tale che gli animali arrivino a destinazione vivi". Invece sentiamo solo accuse gratuite agli animalisti che denunciano questo tipo di trasporti.
Ma cosa vi sta succedendo?
Laddove l'amore verso gli animali è una priorità, si devono proteggere gli animali. Animali trasportati via mare a 50 per ogni camion, in mezzo a cavalli, non sono trasportati in modo appropriato alla specie; quel che è sicuro è che chi ama gli animali non li trasporterebbe in questo modo.
Ci vergogniamo per voi che siete i responsabili di tutto ciò. Non dovreste proprio essere definiti "animalisti".
L'aiuto è bello, ma ci si deve anche chiedere dove sono i limiti…
Ovunque campagne diffamatorie. E qualcuno si altera perché gli animali sequestrati sono stati messi in gabbie in cui si è superato il numero degli animali ammessi. Oh sì, non è tremendo??? O lo si potrebbe vedere da un altro lato, che gli animali si sono salvati da una morte tremenda e che per questo motivo è ammissibile tenerli per un breve periodo in gabbie?
Per gli animali sarebbe molto meglio, se li si aiutasse nei Paesi dove sono in pericolo. Con le offerte che vengono fatte per la protezione animale all'estero, si potrebbero realizzare sicuramente progetti di successo per proteggerli nei Paesi dove finora li si è andati a prendere.
Ma no, ci sono anche gruppi che conoscono il paragrafo 11a del Tierschutzgesetz [la legge tedesca sulla protezione animale], che concede l'assenso a che animali provenienti dall'estero possano essere dati ai laboratori di ricerca. E si guadagna molto bene, se si parte da una cifra che va dai 300 ai 500 euro per ogni animale da laboratorio.
Se doveste rimanere scioccati dal nostro pensiero, ce ne scusiamo. Ma ci fanno vomitare le bugie da cui siamo attorniati giornalmente: “E perché dovremmo celare tutto, se tanto si sa già?” “E perché si dovrebbe fare qualcosa contro, se è la legge che lo permette?”
Non ce la prendiamo con le persone che darebbero via anche la camicia per gli animali. Attacchiamo la gentaglia bugiarda che si definisce animalista e che invece porta a carrate gli animali nei laboratori di ricerca. E attacchiamo anche coloro che in Germania ancora oggi si mettono dalla loro parte e qui da noi cercano di parlarne bene, sebbene all'estero siano già stati considerati colpevoli.
Ma quanto si è immiserita col tempo la protezione animale in Germania?Alcuni di noi non ce la fanno nemmeno a sistemare i nostri animali nel nostro Paese e avrebbero bisogno di aiuto urgente. E gli altri hanno fatto sì che la protezione animale all'estero assumesse dimensioni tali che il nostro Paese non può assolutamente più sostenerle.
È urgentemente necessario un cambio di rotta.

Internationaler Zusammenschluss für Tierschutz


N.B. Il riferimento al Tierschutzgesetz è parzialmente inesatto. Il par. 11a prescrive che ci si debba conformare al par. 9, ed è in quest’ultimo che si dice che gli animali importati possono essere utilizzati come cavie solo se allevati a questo scopo; ma si prevede una deroga “quando non sono disponibili animali della specie necessaria allevati a scopo di ricerca o quando lo scopo della sperimentazione rende necessaria l’utilizzazione di animali di provenienza diversa”. Il prezzo è – o era – giusto…

http://www.tierfreundeforum.de/wbb2/thread.php?threadid=7899

domenica 5 luglio 2009

La situazione dei 519 rifugi in Germania è sempre più critica


Il Deutsche Tierschutzbund (Coordinamento delle associazioni tedesche di protezione degli animali) è rappresentato a livello nazionale da 519 rifugi e 744 associazioni animaliste consociate. Negli ultimi mesi l’associazione madre ha ricevuto un crescendo di comunicazioni secondo cui la motivazione fornita per la cessione di animali era “ragioni finanziarie”. Oltre a questo, le associazioni locali vanno incontro a una drastica diminuzione delle offerte, conseguenza della crisi economica, che non può essere compensata dai pochi contributi pubblici per il mantenimento dei rifugi.

Le conseguenze della crisi economico-finanziaria, ma anche le nuove normative sui contributi sociali, si ripercuotono negativamente sull’esercizio della protezione animale. È questo il risultato di un’indagine fatta eseguire dal Deutsche Tierschutzbund. E’ in drastico aumento il numero di animali ceduto ai rifugi per motivi finanziari; investimenti nelle strutture dei rifugi non sono più finanziabili. L’ulteriore crollo delle offerte avrà conseguenze drammatiche. I rifugi possono, se gestiti ai livelli attuali, continuare a lavorare per soli 16 mesi.

Il Deutsche Tierschutzbund chiede un “Patto sociale di protezione degli animali”.

Il 69% degli animali nei rifugi viene ceduto con la motivazione “problemi finanziari”. La maggior parte delle “vittime della crisi finanziaria” sono i cani (85% dei nuovi arrivi nei rifugi), seguono i gatti (56%) e i piccoli animali (15%). Anche la situazione delle adozioni si sta facendo critica, sono soprattutto i cani a restare nei rifugi più a lungo.

Andamento della cessione di animali a causa di problemi finanziari(periodo di raffronto: due anni)
cani
85 %
gatti
56 %
piccoli animali
15 %
animali malati
6 %
uccelli
3 %
grandi animali
1 %
animali esotici
1 %
animali anziani
0 %


Incremento della cessione di animali per motivi finanziari
rapportato all’anno precedente

cani
29 %
gatti
26 %
uccelli
12 %
piccoli animali
19 %
grandi animali
5 %
animali esotici
20 %
animali malati
21 %
Media di tutti gli animali
26 %
Il 54% dei rifugi riferisce che le spese per il mangime sono in continuo aumento. I risultati dello studio condotto dal MAFO Institut (Schwalbach) mostrano che i rifugi potrebbero divenire “motori regionali di lavoro”.
Variazione del costo del mangime tra il 2007 e il 2008
molto incrementato

8 %
incrementato
46 %
invariato
43 %
ridotto
3 %
leggermente diminuito
0 %
Incremento del costo del mangime nel 2008 rispetto al 2007*
15 %

*Tutti gli intervistati dicono che la spesa per il mangime nel 2008 è aumentata o molto aumentata. Presso il 75 % dei rifugi sono necessari investimenti, che però per problemi finanziari devono essere rimandati. In molti rifugi le offerte sono diminuite di molto. Alcuni rifugi sono già sull’orlo del fallimento.

Investimenti pianificati nei rifugi su 1-2 anni
interventi costruzione (netto)
27 %
gattili
5 %
gabbie (per cani e gatti)
5 %
nuove costruzioni (netto)
23 %
nuove costruzioni per animali, gatti, cani
5 %
risanamenti/innovazioni (netto)
21 %
risanamenti/ammodernamenti/rinnovamenti in generale
6 %
risanamenti costruzioni per animali, gatti, cani
5 %
trasformazioni/ampliamenti (netto)
5 %
altro (netto)
6 %
nessun investimento pianificato
25 %
“Abbiamo bisogno di un patto sociale. La protezione animale oltre all’impegno ideale è anche una questione di fondi. Per poter sostenere subito la protezione animale abbiamo bisogno di 15 milioni di euro. Ciò di cui abbiamo inoltre bisogno è che nel calcolare i contributi sociali vengano considerati anche gli animali”, afferma Wolfgang Apel, Presidente del Deutsche Tierschutzbund. E continua: “Se non agiamo subito, gli animali che accudiamo per conto dei Comuni dovremo portarli in municipio”. Nei rifugi associati al Deutsche Tierschuzbund, vengono accuditi annualmente 300.000 animali. Solo il lavoro volontario fa risparmiare allo Stato annualmente oltre mezzo miliardo di euro di costi per il mantenimento degli animali. Per gli anziani e per le persone socialmente deboli gli animali rappresentano spesso l’ultimo legame con la società. Chi ha un animale è spesso costretto a cederlo, perché nel calcolo dei contributi sociali non ha alcun peso il fatto di detenere un animale. È un processo che si fa più drammatico di giorno in giorno e per una comunità sociale è anche un processo con un grosso potenziale esplosivo. “La protezione degli animali è un dovere di tutta la società, da cui non possono tirarsi indietro né lo Stato, né le Regioni, né i Comuni. Sono i rifugi in questo caso che si accollano il compito, proprio dello Stato, di accogliere animali in difficoltà. Lo Stato delega una serie sempre maggiore di suoi compiti a una protezione animale caritativa, che si accontenta dell’onore, senza assicurarsi che questa sia nelle condizioni di poterli affrontare”, spiega Apel.
Riepilogo

Nel 69% dei casi la causa della cessione di un animale ai rifugi è per motivi finanziari. Rispetto all’anno precedente, i casi di cessione di un animale per motivi finanziari sono cresciuti del 26%. Il 55% degli intervistati afferma che un nuovo affido degli animali ceduti è difficoltoso a causa della situazione finanziaria.
Il 54% degli intervistati afferma che il costo del mangime per il rifugio è aumentato o molto aumentato. Riferiscono che nel 2008 c’è stato un aumento medio del 15% rispetto al 2007.
Il 62% degli intervistati ha già risentito di una diminuzione delle offerte. Il 60% dei rifugi intervistati che hanno pianificato investimenti per i prossimi due anni ha preventivato di spendere in media intorno ai 50.000 euro. Il 69% degli investimenti pianificati non sono garantiti finanziariamente. Il 79% degli investimenti, pianificati ma ancora senza fondi stanziati, sono stati rimandati a causa della situazione economica vigente. In caso di una diminuzione del 25% degli introiti pubblicitari, solo la metà dei rifugi sarebbe veramente in grado di continuare l’attività a media scadenza. In media, non sarebbero più in grado, nel giro di 16 mesi, di continuare la gestione così come sono riusciti a mantenerla sinora.

http://www.derwesten.de/nachrichten/nachrichten/tierisches/2009/6/30/news-124188084/detail.html
http://www.tierschutzbund.de/3601.html (comunicato stampa del Deutsche Tierschutzbund)

giovedì 25 giugno 2009

BASTA DEPORTAZIONI ALL'ESTERO! Campagna nazionale ENPA


Sito Enpa

Sono anni e anni che furgoni, camion e perfino aerei trasportano cani e gatti in Germania, ma anche in Svizzera, in Austria, e di lì negli altri Paesi del Nord Europa.
Sono ormai centinaia di migliaia, milioni di animali, raccolti in strada, nei canili o presso privati che non sanno più cosa farsene, prelevati durante un'uscita da casa… cuccioli o adulti, anziani o malati al punto di non poter reggere il viaggio.
Radunati febbrilmente, con una ricerca massiccia e ostinata.Partono dall'Italia, dalla Spagna, dalla Grecia, dai Paesi balcanici, dall'Europa orientale, dalla Russia, dalla Turchia, dall'Africa del Nord, dall'Asia… tutti convogliati verso i paradisi del Nord, con la promessa di un giardino, di un sofà bianco, di una famiglia amorevole.
Tutti adottati?!
A scadenze fisse e frequenti, carichi di cani e gatti partono da ogni regione d'Italia. Cittadini stranieri - sempre gli stessi - li prendono in affido presso i canili, cittadini italiani - sempre gli stessi - collaborano con loro come prestanome, procurandosene con ogni mezzo, qualche volta nell'illusione di dare loro un avvenire migliore. Spesso gli animali vengono intestati a persone ignare, inesistenti, perfino decedute… Spesso partono senza documenti.E finiscono in una rete di altri canili e di stalli, prima in Italia… e poi all'estero. Alcuni appaiono offerti in siti web, e presto scompaiono, come tutti gli altri, nel nulla. Controlli seri? Impossibili oltre confine, in Paesi che per di più, come la Germania e la Svizzera, non hanno un'anagrafe canina pubblica…Ma perché tante organizzazioni private grandi e piccole, che si definiscono “di protezione degli animali”, prelevano tanti animali all'estero con viaggi frequenti e costosi, quando anche in Germania i canili sono pieni, quando lì e in tutti i Paesi - tranne che in Italia - vige la soppressione?
Adottati nel nostro Paese, gli animali, appena passato il confine, diventano l'oggetto di un commercio assai vantaggioso: la merce è gratuita all'origine, o costa soltanto un po' di mangime, di ciotole, di coperte…Il prezzo in Germania? Si chiama “tassa di protezione animale” come quella dei canili pubblici, ed è presentata come rimborso spese… fino a 350-400 euro per un meticcio qualunque, grande o piccolo, cucciolo o anziano, sano o malato. Il guadagno è garantito, tanto più che la propaganda negativa sull'Italia che queste organizzazioni lanciano presso il pubblico medio frutta molto altro denaro.I nostri animali sono venduti. A chi e perché?Non tutti sanno quanto la legge tedesca di tutela degli animali sia elastica in materia di sperimentazione… Ma a noi basta sapere che, una volta divenuto merce, l'animale perde ogni diritto alla tutela, qualunque sia la sua destinazione. E che ci si fa beffe della Repubblica italiana e delle sue leggi.
L'Italia ha le leggi più avanzate d'Europa in materia di tutela degli animali. Ma non è senza colpe. L'abbandono e il randagismo affliggono tutto il Paese. Troppi Comuni e troppe ASL sono ancora inadempienti rispetto ai loro obblighi di tutela e di vigilanza. Così, il rimedio è semplice ed economico: eliminare il problema chiudendo gli occhi sulla deportazione all'estero degli animali in soprannumero.Nel 1993 la circolare del Ministro della Sanità Garavaglia dava direttive per impedire le deportazioni. Nel 2001 la circolare del Ministro Veronesi indicava i controlli sugli affidi come parte integrante del benessere degli animali. Questa circolari sono tuttora in vigore, e sono vincolanti per ogni dipendente del Ministero della Salute. Ma molte ASL non le rispettano.
Nel 2003 il Regolamento Europeo 998 stabiliva che i movimenti non commerciali di cani e gatti nel territorio dell'Unione implicano che gli animali non siano destinati alla vendita né al passaggio di proprietà. Ma chi finge di prendere per sé un animale e lo vende all'estero non lo rispetta.Alcuni Paesi mediterranei hanno emanato disposizioni severe per far cessare le finte adozioni e la deportazione dei loro animali. Anche in Germania le autorità stanno aprendo gli occhi. Ma L'Italia è il fanalino di coda.L'ENPA, la più antica associazione italiana di protezione degli animali, ha deciso di combattere questa battaglia di civiltà. Per rispettare la sua vocazione. Per salvaguardare la dignità del nostro Paese.
Per costringere le istituzioni a compiere il loro dovere. Per educare i cittadini alla prevenzione, unico rimedio contro il randagismo e le sue conseguenze nefaste.L'ENPA lancia una petizione per chiedere al Ministero della Salute di intervenire una volta per tutte contro questo squallido e illegale mercato. Firmiamo tutti, perché nessuno possa più tradire la fiducia dei nostri animali più sfortunati.

venerdì 19 giugno 2009

SPARISCONO NEL NULLA OLTRE 300.000 CANI!




Spariscono nel nulla oltre 300.000 cani!
Le domande sono: cosa è accaduto a questi cani? Dove sono?
............................

numeri stimati:

- Ca. 30.000 a 50.000 cani vengono venduti nei mercati settimanali belgi e nella zona di frotniera polacca e ceca. Se si considera una percentuale molto alta di decessi, il 50% entro i due mesi dall'acquisto, resta un incremento reale della popolazione canina che va dai 15.000 ai 25.000.
- Secondo una valutazione fatta nel 2003 e resa pubblica dalla stampa, la Dr. Med. Vet Christa Wilczek, gerente veterinario, direttore settore
per la protezione animale e zoonosi e autrice di libri tecnici, l'importazione di cani fatta dalle associazioni animaliste ammonta a ca. 200.000
animali l'anno. Nel frattempo però sono aumentati drasticamente le associazioni animalsite importatrici, il numero di rifugi pubblici e privati che vi partecipano ed anche il numero di posti di stallo. Si deve quindi considerare un minimo di 350.000-400.000 cani (valutazione di Tierschutz Schattenseiten).


Reale con un tasso di mortalità minimo di 392592,59 cani ci dovrebbe essere un incremento teoretico di 850.025 cani. Da qui quindi un incrementeo teoretico della popolazione canina totale in Germania di ca. 457.432,41 animali all'anno.


Conteggio al contrario : Con una mortalità di massimo 441.666,66 cani c'è un incrementi di 715.000 cani. Quindi in questo caso si ottiene un incremento teorico della popolazione canina totale in Germania di ca 273.333,34 cani all'anno.


Valori teoretici /chiarimento: A molti cani importati, anche a causa dello stresso del trasporto e del nuovo ambiente, si conclama un'infezione che magari era latente. Molti cani importati a causa del loro imprinting e/o loro storia precedente non riescono ad adattarsi al tipo di vita tedesco. Molti di loro , a causa di quante appena detto, vengono qualificati come cani con problemi comportametnali non curabili e soppressi ufficialmente o ufficiosamente. Comunque molti di questi spariscono. Naturalmente questo riduce la "media" della longevità.


La media della longevità si riduce naturalmente anche a causa dell'importazione di cani anziani e malati. Molti animali che hanno subito danni precedentemente in rifugi dei paesi dell'est e del sud, in Germania vivono solo pochi anni.


Non si riescono a trovare dati attendibili medi. Noi riduciamo i dati suddetti riguardo l'incremento teoretico di 150.000 animali l'anno.

Restano quindi 307.432, ma minimo 123.000 cani all'anno, il cui destino non è chiaro e lo rimarrà sempre.


Sembra certo solo che :


· Non vengono soppressi ed eliminati secondo la legge. Un volume di minimo 123.000 corpi di animali l'anno non potrebbero passare inosservati alle ditte di smaltimento e verrbero resi pubblici..
· Non si trovano in rifugi tedeschi, poiché questi ultimi con un volume minimo di 123.000 animali nel giro di un anno sarebbero al collasso.
· Non vengono uccisi privatamente e sotterrati.Un numero di persone così alto non potrebbe farlo e nemmeno esistono tanti terreni privati
·
Una parte dei cani viene nutrito con prodotti alimentari normali e non sono registrati. Ma il loro numero non è statisticamente rilevante.
· In Germania spariscono annualmente tra 307.432 e 123.000 cani, pare nel nulla. Si suppone con grande probabilità che la maggior parte di questi cani provenga dalla protezione animale..


Quasi tutti i cani della cosiddetta protezione animale fatta all'estero vengono importati ufficiosamente, spesso illegalmentein Germania. A fronte di una politica non trasparente della politica di importazione ed affido da parte delle organizzazioni per la protezione animale, c'è l'inspiegabile sparizione di un numero che va sino a 307.432 cani all'anno.


Il sospetto sempre più incessante espresso dia associazioni per la protezione animale straniere e da istituzioni statali, che animalisti tedeschi cedono molti dei cani importati a stabulari e facoltà veterinarie, sembra si stia rafforzando. Almeno associazioni protezionisitiche tedesche, a causa del loro modo di agire, non sono in grado né di smentire questo sospetto e né giustificare le accuse. E nemmeno l'invio di lettere di protesta con allegate foto di cani felicemente adottati servono più a qualcosa. Non in questa quantità enorme e ancora meno senza poter dimostrare la provenienza e l'identitò di ogni singolo cane. Ma proprio quest'ultimo gli animalisti non l'hanno. Non se i cani sono stati importati o esportati illegalmente.


Alle associazioni animaliste non resterà altro da fare che cambiare radicalmente il proprio modo di agire a di intraprendere con le autorià piuttosto una comunicazione invece di un confronto Le autorità , se nulla cambia, sono costrette a vietare tutte le esportazioni di animali randagi.




mercoledì 17 giugno 2009

Tentacoli sull'Umbria 2

CANILE, PARTE UNA RACCOLTA DI FIRME

Iniziativa dell’Enpa e dei consiglieri del Pd rivolta al sindaco perché intervenga il Comune. Viene richiesta un’ordinanza “protettiva” contro traffici sospetti.

ASSISI17.06.2009 CORRIERE DELL'UMBRIA

Una raccolta firme promossa dall'Ente nazionale protezione animali e dai consiglieri del Pd Claudio Passeri e Claudia Travicelli rivolta ai cittadini di Assisi, Bastia, Bettona, Cannara e Valfabbrica per chiedere al sindaco di Assisi, quale capofila del consorzio fruitore dei servizi del canile comprensoriale di Ponterosso, un'ordinanza di regolamentazione degli affidi che si ispiri alle circolari dei ministri della salute Veronesi (2001) e Garavaglia (1993). La raccolta firme prende spunto dalla prospettata partenza di 40 cani, un terzo di quelli attualmente presenti nella struttura, da parte di soggetti di nazionalità tedesca, per i quali la Asl avrebbe dato parere favorevole inoltrandolo al Comune di Assisi il quale ha chiesto parere ai sindaci degli altri Comuni ed ad al servizio sanità animale della Regione. Al sindaco è arrivata - da Bastia e Valfabbrica - la richiesta di un incontro urgente per discutere sia della ventilata gestione da parte della Pro Animale, sia per l’affido dei 40 cani, mentre - prima delle elezioni - il sindaco di Cannara ha deliberato negativamente sia per l'affido dei 40 cani, sia per la ventilata gestione della Pro Animale. Nella raccolta firme, in particolare, si chiede a Ricci di emanare un’ordinanza che tra i punti irrinunciabili contenga - tra le altre cose - che l’affido sia effettuato solo al diretto interessato e che sia limitato solo alle persone fisiche residenti nel territorio regionale, salvo eccezioni da valutare. Più in generale, l’ordinanza dovrebbe ispirarsi alle circolari emanate dal Ministero della Salute, tuttora in vigore e vincolanti per le Asl, nelle quali si identifica il benessere dei cani randagi anche “nelle attività dirette al loro affidamento e al relativo controllo” (Veronesi) e si stabiliscono criteri atti ad evitare affidi che possano immettere animali in un circuito di traffici, ad affidare gli animali soltanto all'interessato che si presenti personalmente e ad instaurare il massimo controllo sulle garanzie di buon trattamento da lui fornite (Garavaglia)

PETIZIONE
AL SIGNOR SINDACO DEL COMUNE DI ASSISI
AI SIGNORI SINDACI DEI COMUNI DI
BASTIA UMBRA, BETTONA, CANNARA, VALFABBRICA


L’Ente Nazionale Protezione Animali
I Consiglieri del Comune di Assisi Claudio Passeri e Claudia Maria Travicelli
I sottoscritti cittadini dei Comuni di Assisi, Bastia Umbra, Bettona, Cannara, Valfabbrica, Comuni consorziati nella fruizione dei servizi del Canile comprensoriale

CONSIDERATO che la legislazione italiana protegge e tutela gli animali d’affezione tramite leggi nazionali e regionali e in particolare: 1) i cani dei privati e dei canili devono essere tutti identificati e rintracciabili tramite iscrizione all’anagrafe canina regionale (l. 281/1991, l.r. 19/1994, o.m. 6.8.2008) 2) i cani ricoverati nei canili non possono essere soppressi né destinati alla sperimentazione (l. 281/1991, l.r. 19/1994);
CONSIDERATO che il Ministero della Salute ha emanato negli anni circolari, tuttora in vigore e vincolanti per le ASL, nelle quali si identifica il benessere dei cani randagi anche “nelle attivita' dirette al loro affidamento e al relativo controllo” (circolare Veronesi, 2001) e si stabiliscono criteri atti ad evitare affidi che possano immettere gli animali in un circuito di traffici (come affidi plurimi, affidi per conto terzi, affidi fuori del territorio o addirittura all’estero), ad affidare gli animali soltanto all’interessato che si presenti personalmente e ad instaurare il massimo controllo sulle garanzie di buon trattamento da lui fornite (circolare Garavaglia, 1993);
CONSIDERATO che la legislazione europea sui movimenti a carattere non commerciale degli animali da compagnia prescrive che cani e gatti possano espatriare dopo i tre mesi di età, soltanto se accompagnati dal proprietario o da persona da lui incaricata e se non siano destinati alla vendita o al trasferimento di proprietà, e che per ciascun proprietario non possano espatriare più di cinque animali (Regolamento Europeo 998/2003);
CONSIDERATO che animali d’affezione trasferiti dall’Italia in altri Paesi europei come Austria, Germania e Svizzera perdono ogni tutela da parte della legislazione italiana, in particolare sono esposti alla soppressione e all’uso per sperimentazione e, non esistendo in quei Paesi anagrafe canina pubblica, risultano di fatto in larga parte non rintracciabili;

CONSTATATO che i cittadini riferiscono che dal Canile comprensoriale di Ponte Rosso in S. Maria degli Angeli da molti anni vengono effettuati, sotto i loro occhi, trasporti periodici di cani in furgoni verso l’estero (specialmente in Germania e Austria), solitamente nei giorni festivi dei fine mese;
CONSTATATO che tali prelievi e trasporti sarebbero effettuati per conto di organizzazioni straniere, benché i cani figurino adottati da persone fisiche che risultano nel tempo intestatarie di una grande quantità di animali;
CONSTATATO che tali organizzazioni straniere hanno evidentemente un rapporto privilegiato con il Canile, dal momento che gli orari d’apertura non ne consentono una normale frequentazione da parte dei cittadini e scoraggiano quindi le adozioni locali;
CONSTATATO che ai cittadini trovatisi sul posto alla partenza dei furgoni sono state date spiegazioni vaghe, quando non menzognere;
CONSTATATO che a cittadini italiani è stata negata l’adozione di cani col motivo di una “prenotazione” da parte di tali organizzazioni straniere;

CONSIDERATO che gli animali finirebbero non già presso le famiglie degli adottanti, ma in altri canili di proprietà di tali organizzazioni o presso stalli organizzati, per essere ceduti probabilmente dietro pagamento;
CONSIDERATO che tale sistematica razzia umilia la coscienza dei cittadini e la dignità delle istituzioni, e vanifica gli investimenti di denaro pubblico faticosamente destinati all’applicazione delle leggi, trasformando le strutture di prevenzione del randagismo in comodi depositi e relegando gli amministratori dei Comuni nel ruolo offensivo di subalterni fornitori di merce;
CONSIDERATO che l’immagine che la città di Assisi promuove di sé come “Città Serafica”, luogo di vocazione civile e di rispetto e amore per gli animali, in omaggio alla tradizione francescana di cui si fa portavoce presso i mezzi di comunicazione, risulta gravemente danneggiata a causa di tale fenomeno e che da ciò potrebbe venire danno alla città tutta;
CONSIDERATO che i Sindaci dei Comuni consorziati sono i proprietari e i tutori legali degli animali ospitati nel Canile comprensoriale di Ponte Rosso

CHIEDONO

al Sindaco di Assisi, in qualità di Sindaco del Comune capofila del consorzio fruitore dei servizi del Canile comprensoriale
ai Sindaci dei Comuni consorziati

di emanare, sull’esempio dei regolamenti già elaborati per la tutela dei loro animali da altri Comuni italiani, quali Empoli, Lecco, Milano, Ravenna, Vittoria (RG), S. Lazzaro di Savena (BO), di emanare una

ORDINANZA DI REGOLAMENTAZIONE DEGLI AFFIDI

che preveda i seguenti punti irrinunciabili:

- l’affido è limitato alle sole persone fisiche residenti nel territorio regionale, salvo eccezioni da valutare in funzione della possibilità di controlli diretti;
- l’affido è gratuito;
- l’affido è effettuato al solo diretto interessato, che provi con documenti originali la propria identità e residenza e sottoscriva la dichiarazione di mantenere presso di sé l’animale con garanzia di buon trattamento;
- l’affidatario si obbliga a non cedere il cane ad altri se non dopo due anni, salva la necessità debitamente dimostrata e valutata dal Comune e dal referente per la struttura, con assunzione degli stessi impegni da parte del nuovo proprietario. In caso di difficoltà o eventi negativi, l’affidatario può effettuare rinuncia alla proprietà restituendo il cane alla struttura;
- l’affidatario si obbliga a comunicare immediatamente alla ASL, al Comune e al referente per la struttura ogni cambio di residenza o domicilio, ai fini della garanzia della sua rintracciabilità;
- una sola persona fisica non può prendere in affido più di due cani in tre anni, salvo eccezioni da valutare da parte del Comune e del referente per la struttura, in funzione del corretto mantenimento degli animali;
- non può essere effettuato un nuovo affido alla persona fisica che abbia rinunciato in precedenza alla proprietà di un cane, salvo il caso di restituzione per difficoltà inerenti alle caratteristiche del cane e richiesta di un cane più adatto all’affidatario, secondo valutazione da parte del Comune e del referente per la struttura;
- l’affidatario si obbliga a sottostare a controlli della presenza del cane presso il suo domicilio e delle sue condizioni di mantenimento; in caso di esito negativo, il cane sarà ripreso dalla struttura;
- tutte le condizioni d’affido e gli obblighi dell’affidatario debbono essere riportati nell’atto di affido e sottoscritti dall’affidatario stesso;
- l’affido è comunicato entro sette giorni al Comune che darà il suo parere vincolante, in difetto del quale l’affido è nullo e il cane è ripreso dalla struttura.

venerdì 12 giugno 2009

TENTACOLI SULL’UMBRIA

Chi si rivede, la Pro Animale. O meglio, chi finalmente emerge col suo nome, e con la protervia di chi sa di disporre di denaro (cosa davvero non frequente per un’associazione di protezione animali…) e di appoggi (quali?), da una scena dietro la quale finora si era tenuto con discrezione accorta e mano ferma…



La Pro Animale che, sotto lo slogan “La miseria degli animali non conosce confini”, possiede una rete enorme di punti di raccolta e smistamento (in una sola direzione) dal Nord al Sud, dall’Ovest all’Est europeo e fino in Asia.



La Pro Animale che ha rilevato (per forza: era nei patti) il famigerato canile di Panza ad Ischia. Quello per il quale la Procura di Napoli sta per mandare sotto processo, per esportazione illecita di animali, un bel po’ di gente tedesca e italiana. Quello da cui partivano carichi di cani che facevano tappa, guarda un po’, al rifugio della Pro Animale ad Assisi… cani che per l’80% la polizia non è riuscita a ritrovare (e non tiriamo fuori le foto, s’il vous plaît).
La Pro Animale che è sotto inchiesta nel Baden-Württemberg, dove le Autorità hanno chiuso il suo rifugio di Hornberg e dove pesa sul suo capo l’accusa di importazione di animali a scopo di commercio.



La Pro Animale che con la Tierschutzliga in Deutschland (inquisita a sua volta nella Renania-Palatinato per non aver rivelato cosa fa delle cospicue offerte) lavora di conserva sul più che famigerato canile di Tuoro… Ricordate il bel servizio della giovane giornalista di Umbria TV? Buffo… dopo quell’uscita, la giornalista ha scoperto d’essere sorvegliata, e ha riconosciuto targhe tedesche e persone…


La Pro Animale che ora vuole in prima persona l’orribile canile comprensoriale di Assisi, poco più di cento cani, gestito finora da una cooperativa assai compiacente (che aria di déjà vu), una parte nuova molto decantata ma buona per inscatolare gli animali, e dal quale si vorrebbero far partire subito in allegria ben quaranta cani in un colpo… verso favolose adozioni, s’intende.
Provate ad andare sul sito della Pro Animale: http://www.pro-animale.de/ . Si apre con san Francesco, e come ti sbagli? San Francesco è una fissazione per i tedeschi, la casalinga di Solingen si commuove subito. Una buona parte delle organizzazioni tedesche di import-export di animali si pubblicizza con san Francesco o con Assisi. Che bel colpo andare direttamente alla fonte, e creare una bella rete di monopolio sull’Umbria verde, sull’Umbria santa.


Oggi l’immagine di san Francesco è quanto di più zuccheroso: la predica agli uccellini la trovate su tutti i portapenne e i posacenere in vendita nei negozi di souvenirs. Non è vero niente. San Francesco non era affatto zuccheroso. E non predicò agli uccellini, ma agli uccelli rapaci: e con l’aiuto degli onesti, di là dove ci vede, potrebbe anche tagliare le ali a quelli che oggi svolazzano avidi senza confini.




LA DIFFIDA INOLTRATA DELL'ENPA DI PERUGIA



ANTICIPATA VIA FAX

- Alla Regione Umbria - Servizio Sanità Animale PERUGIA
- All’ASL n. 2 - Servizio Veterinario BASTIA UMBRA
- Al Sig. Sindaco del Comune di ASSISI
- Al Sig. Sindaco del Comune di BASTIA UMBRA
- Al Sig. Sindaco del Comune di BETTONA
- Al Sig. Sindaco del Comune di CANNARA
- Al Sig. Sindaco del Comune di VALFABBRICA

e p.c.

- All’on. Francesca Martini – Ministero della Salute ROMA
- Al Comando Carabinieri per la Tutela della Salute ROMA
- Al Sig. Prefetto PERUGIA
- Al N.A.S. Carabinieri PERUGIA
- Alla Procura della Repubblica PERUGIA


Perugia, 11 giugno 2009


OGGETTO: Nuova gestione canile comprensoriale Ponte Rosso e trasferimento 40 cani all’estero


L’Ente Nazionale Protezione Animali è venuto a conoscenza dell’intenzione del Comune di Assisi, capofila del consorzio di Comuni fruitori del canile comprensoriale di Ponte Rosso, di stipulare a brevissimo termine una convenzione per la gestione del canile suddetto con la Pro Animale für Tiere in Not e. V., presieduta da Wothke Johanna, con sede centrale a Uetzing - Bad Staffelstein (Baviera, Rep. Federale Tedesca).

Fa presente che:
- la Pro Animale non è iscritta all’Albo Regionale delle associazioni per la protezione degli animali, requisito indispensabile ai sensi della L. R. 19/1994 art. 10 comma 2 e art. 12;
- la Pro Animale, presente sul territorio con un rifugio privato in loc. S. Rufino Campagna (Assisi) gestito da Winterling Sabina, sotto la veste dell’adozione da parte di persone fisiche (usualmente Wothke Johanna e Winterling Sabina) preleva da anni cani dalla regione e da fuori regione, da canili, da privati e dalla strada, per trasportarli poi in altri canili della Pro Animale stessa in Austria e in Germania;
- il rifugio della Pro Animale situato a Hornberg (Baden-Württemberg, Rep. Federale Tedesca), con il quale la Pro Animale di Assisi dichiara collegamenti, è stato chiuso dalle Autorità locali e la Pro Animale è attualmente oggetto di inchiesta da parte delle suddette Autorità per maltrattamento di animali, falsificazione di registri e importazione di animali dall’estero (Europa e Asia) a fini di commercio;
- è in corso presso la Procura di Napoli un’inchiesta a carico sia della locale ASL sia della Fondazione Anne Marie Ernst, espressione della Pro Animale recentemente assorbita nella Pro Animale stessa, che le è subentrata apertamente nella gestione del canile privato di Panza (Ischia), per esportazione illecita di animali; è accertato che nei fatti oggetto dell’inchiesta il rifugio della Pro Animale di Assisi ha avuto la funzione di luogo di tappa per i carichi di cani diretti da Ischia in Germania;
- sembra essere costume della Pro Animale, ove si prospetti la possibilità della gestione di un canile, proporre convenzioni con richieste bassissime, facilmente appetibili ma palesemente incompatibili con un corretto benessere degli animali, tali anzi da sconcertare e suscitare sospetti sugli scopi della gestione; tale è la procedura che la Pro Animale sta seguendo nei confronti dei Comuni di Ischia dopo il suo recente ingresso col proprio nome ufficiale sull’isola, tale è la procedura che si sospetta fortemente voglia seguire nei suoi contatti con il consorzio dei Comuni fruitori del canile comprensoriale di Ponte Rosso.

Per tali ragioni l’Ente Nazionale Protezione Animali

D I F F I D A

dal procedere alla stipula di tale convenzione e dall’autorizzarla.


In rapporto con i fatti succitati, l’Ente Nazionale Protezione Animali è venuto a conoscenza del fatto che la Cooperativa Sopra il Muro, attuale gestore del canile comprensoriale di Ponte Rosso, ha richiesto alla USL2 dell’Umbria, Area dell’Assisano, parere favorevole all’affido di 40 cani ospiti del canile a soggetti di nazionalità tedesca: cani dei quali, in nome di una pretesa prenotazione da parte di persone evidentemente mai presentatesi presso il canile – e in vista di una progettata esportazione – si starebbe rifiutando l’affido a cittadini del luogo.

Fa presente che:

- le norme del Regolamento Europeo 998/2003 (movimenti a carattere non commerciale di animali da compagnia) prevedono: che l’espatrio dell’animale avvenga solo in compagnia del proprietario o di persona da lui incaricata (e quindi che il proprietario non sia divenuto tale per delega, men che meno con la presentazione da parte di terzi della fotocopia di un documento d’identità, ma abbia preso personalmente in affido un animale specifico); che l’animale non sia in alcun modo destinato alla vendita o anche al semplice passaggio di proprietà; che un solo proprietario non possa avere intestati più di 5 animali, a meno di non far passare il trasporto sotto la categoria del commercio; che sia vietata l’esportazione di cuccioli di età inferiore ai tre mesi;
- i cani debbono essere tutti regolarmente dotati di passaporti, ciascuno dei quali sia riferibile espressamente a un cane specifico e a un proprietario corrispondente, e la vaccinazione antirabbica richiesta per l’espatrio deve essere regolarmente effettuata per ogni cane un mese prima dell’espatrio;
- il canile comprensoriale di Ponte Rosso, così come altri canili della zona, è soggetto non solo a prelievi usuali da parte della Pro Animale, ma ad incursioni periodiche di altre organizzazioni tedesche consociate, appoggiate da collaboratori e prestanome locali, che, con il consueto espediente dell’adozione da parte di persone fisiche, prelevano gruppi di cani da ogni canile in modo da costituire carichi da smistare in canili privati e stalli tedeschi e da cedere dietro pagamento, procedendo così gli adottanti a finte adozioni e gli affidanti a finti affidi in deroga ad ogni prescrizione di legge;
- gli animali figurano solitamente affidati a gruppi ristretti e ricorrenti di persone, talché gli stessi individui finiscono per figurare intestatari di un gran numero di animali. Nel caso della Pro Animale, a Wothke Johanna e a Winterling Sabina si affianca Ferenc Zlatka, titolare del rifugio della Pro Animale di St. Radegund (Austria).
- nel caso presente, poiché è giunta all’Ente Nazionale Protezione Animali una segnalazione secondo la quale nell’ampliamento del canile comprensoriale non si sarebbe tenuto conto delle dimensioni minime di box e recinti previste dall’Accordo Stato-Regioni 6/2/2003 in materia di benessere degli animali da compagnia, come recepite dalla Regione Umbria, si aggiunge il sospetto che tale drastico prelievo (40 cani su poco più di 100), già di per sé sconcertante oltre che lontano da ogni corretta e trasparente concezione dell’affido, e progettato inoltre nell’imminenza della ventilata nuova gestione, miri a voler adattare il numero degli animali al numero e alle dimensioni dei box, o anche a stabilire un verosimigliante equilibrio fra il numero degli animali e le eventuali basse richieste dell’aspirante gestore.
- al difuori del caso specifico, i cani sono trasferiti in Paesi nei quali la legislazione non garantisce loro gli stessi diritti che in Italia: in particolare vige la soppressione e non esiste un’anagrafe canina pubblica, talché gli animali, trasferiti in canili e poi a destinazioni non rese note, risultano di fatto in larga parte irrintracciabili.

Per tali ragioni l’Ente Nazionale Protezione Animali

D I F F I D A

dal procedere a tale sedicente affido di massa e dall’autorizzarlo.


Distinti saluti.


Paola Matrigali Tintori
Presidente Sezione ENPA Perugia



giovedì 11 giugno 2009

Trasporto di cani nello scalo: muoiono asfissiati otto cuccioli

ANCONA - La guardia forestale sequestra un carico di 26 cani provenienti dalla Grecia. E’ successo lunedì sera, al porto di Ancona.


Gli animali viaggiavano in pessime condizioni tanto che 8 dei 32 cuccioli del carico iniziale sono morti per asfissia. Del caso è stata interessata la Magistratura che ha affidato i cani, di razza e non, al canile Keraton di Jesi in attesa di fare luce sul caso.

Gli animali hanno un passaporto apparentemente regolare e dei padroni, in Germania, che li stanno aspettando e hanno già reclamato la proprietà.

Se i cani hanno tutti dei documenti non è chiaro come e perché siano stati caricati sul camion in condizioni non di sicurezza.
Il Messaggero 10 Giugno 2009


Al porto di Ancona, 8 sono mortiNel furgone 34 cuccioli rinchiusi
senza acqua e cibo
Ancona - Erano tenuti in gabbie ridotte, senza ricevere da bere e da mangiare. E viaggiavano su mezzi di trasporto "del tutto inadeguati": questa la condizione in cui erano tenuti 34 cani, in prevalenza meticci di età compresa tra uno e due anni, scoperti dal Corpo Forestale dello Stato di Ancona a bordo di un furgone sbarcato dal traghetto proveniente da Patrasso in Grecia, e appena entrato nel porto del capoluogo marchigiano.

In seguito di una segnalazione della polizia di frontiera in servizio al porto di Ancona è stato fermato il furgone su cui erano trasportati illegalmente gli animali, otto dei quali già morti per la mancanza di aria e di cibo. Sequestrati gli altri 26 cani, che sono stati affidati ad un canile della provincia di Ancona. Fermati e denunciati per maltrattamento di animali le due persone a bordo del furgone, un uomo di nazionalità tedesca e una donna greca che "non avevano dichiarato al momento dell'imbarco la presenza di animali" sul mezzo, sottolinea il Corpo Forestale dello Stato.
Il Resto Del Carlino 12 Giugno 2009


ANIMALI: SEQUESTRATI AL PORTO DI ANCONA CANI MALTRATTATI


34 cani trasportati dalla Grecia in Germania, 8 morti durante il viaggio11 giugno 2009 – In seguito ad una segnalazione della Polizia di Frontiera in servizio al porto di Ancona, gli uomini del Corpo forestale dello Stato di Ancona hanno effettuato dei controlli su un furgone sbarcato dal traghetto proveniente da Patrasso (Grecia). All’interno sono stati rinvenuti 34 cani, in prevalenza meticci di età tra 1 e 2 anni, di cui 8 purtroppo deceduti. Le condizioni di trasporto e il mezzo erano del tutto inadeguati: i cani viaggiavano in esigue gabbiette stipate le une sulle altre, che non consentivano il movimento degli animali ed escludevano la possibilità di alimentarli e abbeverarli come necessario, inoltre lo stesso vano del furgone era dotato solo di una piccola presa d’aria, insufficiente all’aerazione dell’ambiente. Terminate le operazioni di controllo dei passaporti degli animali e dei relativi microchip con la collaborazione dei veterinari del Servizio Igiene Allevamenti e produzioni zootecniche dell’ASUR di Ancona, è risultato che tre dei cani non avevano adeguati documenti, mentre si trovava un passaporto a cui non corrispondeva alcun animale. Il mezzo era diretto in Germania: i conducenti, un uomo di nazionalità tedesca e una donna greca non avevano dichiarato al momento dell’imbarco la presenza di animali nel loro furgone, nè erano in possesso delle autorizzazioni necessarie per il loro trasporto e sono stati denunciati per maltrattamento animale. I cani vivi sono stati posti sotto sequestro e affidati ad un canile della provincia di Ancona dove riceveranno le cure necessarie al ripristino del loro stato di salute, mentre per gli animali deceduti che purtroppo non sono riusciti a sopportare le condizioni che i trasportatori avevano loro imposto, è previsto l’esame autoptico presso l’Istituto Zooprofilattico di Ancona. Le indagini, che sono ancora in corso, dovranno chiarire tra l’altro l’origine e l’organizzazione coinvolta in questi traffici illegali.

Corpo Forestale Dello Stato



COMUNICATO ENPA12 GIUGNO 2009
ANCONA, TRASPORTAVANO ILLEGALMENTE 34 CANI. L’ENPA: “PRONTI AD AZIONI LEGALI”

Non abbassare la guardia; l’importazione illegale di animali continua a essere una vera e propria emergenza”.
L’Enpa ha così commentato la notizia del sequestro dell’ennesimo trasporto illegale di animali, avvenuto questa ad Ancona. “Anche in questa circostanza – ha aggiunto l’Ente Nazionale Protezione Animali - ci riserviamo di intraprendere le opportune iniziative legali che possano contribuire a stroncare, una volta per tutte, il traffico illecito di animali”.
Intervenuti su segnalazione della Polizia di Frontiera, gli agenti del Corpo Forestale dello Stato hanno bloccato un furgone proveniente da Patrasso (Grecia) e appena sbarcato al porto di Ancona, che trasporta 34 cani in condizioni talmente pietose da provocare il decesso di otto animali. Oltre a essere rinchiusi in gabbie inadatte alla loro taglia, i cani, meticci e di età compresa tra uno e due anni, erano tenuti senza acqua né cibo.
I 26 sopravvissuti sono stati affidati a un canile della città marchigiana, dove saranno assistiti e curati; le due persone a bordo del furgone, un cittadino tedesco e una donna di nazionalità greca che non avevano segnalato la presenza dei cani a bordo del mezzo, sono state fermate e denunciate per maltrattamento di animali. (12 giugno)

sabato 23 maggio 2009

23 Maggio 2008 23 Maggio 2009

La Strage di Capaci (chiamato in siciliano “l’attentatuni”) fu un attentato mafioso in cui il 23 maggio 1992, sull’autostrada A29, nei pressi dello svincolo di Capaci (ma in territorio del comune di Isola delle Femmine) e a pochi chilometri da Palermo, persero la vita il giudice antimafia Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, anch’ella magistrato, e tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Di Cillo, Antonio Montinaro.

Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.

Il coraggioso muore una volta, il codardo cento volte al giorno.

Avete chiuso cinque bocche, ne avete aperte 50 milioni.

Perché una società vada bene, si muova nel progresso, nell'esaltazione dei valori della famiglia, dello spirito, del bene, dell'amicizia, perché prosperi senza contrasti tra i vari consociati, per avviarsi serena nel cammino verso un domani migliore, basta che ognuno faccia il suo dovere.

La lotta alla mafia non può fermarsi a una sola stanza, la lotta alla mafia deve coinvolgere l’intero palazzo. All’opera del muratore deve affiancarsi quella dell’ingegnere. Se pulisci una stanza non puoi ignorare che altre stanze possono essere sporche, che magari l’ascensore non funziona, che non ci sono le scale… Io vado a Roma per contribuire a costruire il palazzo.

La mafia non è affatto un fenomeno invincibile, è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine

L'impegno dello Stato nella lotta alla criminalità organizzata è emotivo, episodico, fluttuante. Motivato solo dall'impressione suscitata da un dato crimine o dall'effetto che una particolare iniziativa governativa può suscitare sull'opinione pubblica.

Giovanni Falcone

venerdì 8 maggio 2009

L'ipotetica pandemia di influenza suina è un esempio di terrorismo mediatico basato sul nulla


Anima-li : Animali
del 06/05/2009 di Anna Benedetto
LUCCA - Ospitiamo l'intervento del giornalista Giuseppe Maria Galliano , un esperto in comunicazione al quale abbiamo chiesto in prestito le parole per esprimere quello che è anche il punto di vista della nostra testata che, non a caso, ha evitato in questi giorni di pubblicare notizie su eventi di questo tipo.
"La prima cosa che vorrei far notare è che l’uso di determinate terminologie non solo è difforme dalla realtà, ma - a mio avviso - configura il reato di ‘procurato allarme’. Partiamo dal nome dell'ipotetica 'influenza'.

La si chiama 'influenza suina' nonostante sia accertato che di suino non c’è nulla, ma, come capita in ogni influenza, il virus primario muta in una specie animale, per poi diffondersi tra gli umani – scrive l’esperto di comunicazione ed autore televisivo Giuseppe Maria Galliano -. Ogni anno, periodicamente, viviamo 'influenze' nate nello stesso modo e nessuno ne fa un'allerta se non per i così detti soggetti deboli o rischio (sono le normali influenze stagionali), ma parlare di pandemia, dimostra ignoranza nella migliore delle ipotesi o addirittura malafede. Perché, chiediamoci, terrorizzare la gente in questo modo assurdo?”

“Vorrei che leggeste quello che un banalissimo vocabolario dice sulla parola 'Pandemia': 'Pandemìa sf. [sec. XIX; dal gr. Pandemía, il popolo tutto, da pân , tutto + démos, popolo] ( avete capito bene - Tutto il popolo ): Epidemia di grande estensione, tale da coinvolgere diverse regioni, Stati e Paesi. Presupposti fondamentali per un simile evento sono: contemporanea presenza di numerose sorgenti di infezioni in molteplici'. In Italia non vi è un caso accertato e nel mondo su miliardi di abitanti si contano massimo un centinaio di casi, che bisogna anche verificare se veri o pure bufale (chi mastica un poco di statistica sa bene che numeri così bassi sono influenti su di un numero così enorme). Ma le avete viste quelle immagini alla televisione: popolazioni con bende sulla bocca, gente che si aggira sperduta come dopo un cataclisma? Dove sono state girate? Quando? A parte la pessima qualità video, chi ci dice che siano attuali ed attinenti?

Ho sentito paragonare questa 'influenza inventata' alla 'Spagnola'. Ma si possono fare simili raffronti, come se gli anni passati non abbiano cambiato nulla sull’igiene e le scoperte scientifiche e sulla tecnologia. Ma siamo pazzi? Come si possono fare certi paragoni? Ve la ricordate l’Aviaria? L’unico caso scandaloso di 'Pandemia con nessun caso in Italia'. Solo miliardi di euro per vaccini inutili. Soldi nostri, sprecati. Per arricchire chi? Chi guadagna da un simile ‘affare’Diffondete questo articolo, così la pandemia la realizzeremo noi, con il virus dell’indignazione e della rivalsa. Riprendiamoci la dignità di essere rispettati, come esseri pensanti e non solo gente da tenera a bada sotto il giogo della paura” .

Visita anche il sito interamente dedicato alla produzione di norcineria. Il contenuto (un po' come la salsiccia fresca) è un po' crudo, pertanto ne sconsigliamo la visione a minorenni e persone deboli di stomaco (anche se poi ce l'hanno per mangiare salsiccia e prosciutto). Leggi anche un punto di vista diverso sulla nascita delle malattie che investono gli animali "da carne": malesseri che sono la diretta conseguenza del maltrattamento riservato a questi esseri pensanti nei bui posti dove vengono costreti a vivere.
Fonte: LoSchermo Lucca

domenica 3 maggio 2009

Creata Ruppy, la prima cagnolina transgenica

Genetica/Creata Ruppy, la prima cagnolina transgenicaGli altri quattro fratellini hanno anch'essi gene fluorescenza

E' stato creato Ruppy, il primo cagnolino transgenico al mondo, Ruppy sta per Ruby Puppy, ed è una femminuccia che insieme ad altri quattro cuccioli di Beagles ha nelle sue cellule una proteina fluorescente che si illumina quando è sotto la luce ultravioletta. I cinque cagnolini sono stati "creati" da un gruppo di scienziati coreani coordinati da Byeong-Chun Lee della Seoul National University, Sud Korea, clonando fibroblasti che esprimevano il gene della fluorescenza rossa, prodotto dagli anemoni di mare. Lee insieme Woo Suk Hwang, specializzato nella ricerca sulle cellule staminali, facevano parte del gruppo di ricerca che nel 2005 realizzò il primo cane clonato, Snuppy. In seguito si seppe che il lavoro sulle cellule staminali umane di Hwang era, in realtà, una truffa, ma non così il lavoro su Snuppy.

I cani sono già usati nei laboratori, come modello animale, per studiare malattie umane come la narcolessia, alcuni tipi di cancro e la cecità. Inoltre, il sequenziamento del genoma di un cane ha reso questi animali domestici ancora più utili anche per lo studio delle malattie genetiche. Secondo Che Myong Ko, University of Kentucky , Lexington, questo nuovo esperimento di clonazione animale, dovrebbe aprire la porta alla realizzazione di modelli di malattie umane realizzati con cani transgenici , in attesa di poter generare un vero modello di malattia Ma come sono arrivati Lee e colleghi a creare Ruppy? Come riferiscono su "Genesis" di questa settimana, hanno prima infettato i fibroblasti del cane con un virus che,comportandosi da vettore, ha portato all'interno del nucleo cellulare il gene della fluorescenza. Il nucleo del fibroblasto con all'interno il nuovo gene è stato , poi, trasferito nel nucleo della cellula uovo di un altro cane, precedentemente enucleato. Ed, infine, i nuovi oociti sono stati posti nella capsula di Petri, un microambiente idoneo allo sviluppo embrionale preimpianto. Dopo una settimana le cellule, dividendosi, hanno dato luogo ad embrioni che è stati impiantati in madri "adottive".

La sperimentazione è partita con 344 embrioni impiantati in 20 cani, ma, alla fine, i ricercatori sono riusciti ad ottenere solo sette gravidanze. Un feto è morto a circa metà gravidanza, mentre un altro cucciolo è morto ad 11 settimane dopo che la madre lo aveva accidentalmente morso al petto. Sono, quindi, cinque i cagnolini sopravvissuti, tutti in buona salute e pronti a mostrare la loro fluorescenza. A parte le difficoltà della clonazione, solo 1,7% degli embrioni è riuscito a nascere, un'altra sfida, dicono gli scienziati, è creare cani transgenici dovendo controllare, nel loro Dna nucleare, dove è andato a finire il gene "estraneo". Infatti Lee e colleghi, per trasferire il gene della fluorescenza nel fibroblasto del cane hanno utilizzato un retrovirus, ma , poi, non hanno potuto controllare il posto in cui il virus ha inserito il gene. Queste difficoltà potrebbero impedire la creazione di cani "knockouts", e cioè privati di un specifico gene o cani ingegnerizzati , quelli che producono forme mutate di un gene. Queste procedure di manipolazione genetica, oggi comunemente utilizzate con i topi e i ratti, hanno fatto guadagnare nel 2007 il premio Nobel a tre scienziati che avevano sviluppato una procedura per la creazione di modelli animali sperimentali patologici o per la terapia genica, chiamata "gene targeting". Ko, ora, sta lavorando per adattare questo metodo, già sperimentato sui maiali, mucche e altri animali, sui cani e nel suo laboratorio si sta cercando di creare un modello "knockouts" in cui viene eliminato o inibito uno specifico recettore dell'estrogeno per capire gli effetti dell'ormone sulla fertilità.

La lunga durata della vita dei cani e il loro ciclo riproduttivo, li rende, infatti, modelli più apprezzabili dei topi per la comprensione della fertilità umana. Insomma i cani, secondo Ko, potrebbero diventare dei buoni modelli per la ricerca". "Non conosco - ha commentato Greg Bash genetista della Stanford University - situazioni sperimentali specifiche che richiedano l'immediata esigenza di creare modelli animali di cani. Ma sono certo che i cani transgenici rappresenteranno in futuro uno strumento importante per capire le malattie". Come sempre c'è chi frena e smorza gli entusiasmi, come Nathan Sutter genetista specializzato in cani della Cornell University in Ithaca, New York, che ritiene la transgenosi difficile, cara e lenta".


Fonte: WALL STREET23 APRILE 2009